Il disastro ambientale era già scritto

d Paolo Scattoni

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Mi piace ricordare il contributo di un personaggio che ha influenzato più di mezzo secolo fa gli inizi del mio impegno ambientalista. Mi riferisco ad Aurelio Peccei. Partigiano prima, poi dirigente di azienda in Oiivetti e FIAT, nel 1968 fondò il Club di Roma in cui chiamò a farne parte studiosi e imprenditori. L’associazione incaricò un gruppo di studiosi di una fra le più importanti università americane (MIT) di mettere a punto un modello matematico che descrivesse le dinamiche mondiali in modo da poter prevederne i cambiamenti in caso di interventi compresa l’inerzia, come purtroppo è avvenuto. Il cambiamento climatico, i problemi con le fonti fossili, le grandi migrazioni erano già tutti prevedibili decenni fa. I risultati di quello studio furono sintetizzati in un libro intitolato “I limiti dello sviluppo”, tradotto in molte lingue e con larga diffusione. Purtroppo la politica preferì l’inerzia.

In questa situazione c’è però un aspetto positivo: la possibilità di agire progressivamente anche a livello locale. È possibile creare Comunità energetiche rinnovabili (CER)

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7 risposte a Il disastro ambientale era già scritto

  1. carlo sacco scrive:

    Saranno anche assunti diversi in partenza ,ma poi perchè diversi se ambedue riconosciamo la giustezza di una economia impostata su livelli superiori e non trainante uno sviluppo inquinante? Credo che sia imprescindibile nel discorso partire dalla realtà che non è quella dei paesi africani e del terzo mondo perchè quelli sono venuti via via crescendo sotto il traino nostro occidentale sopportando e scimmiottando il nostro di aviluppo, ma non potevano essere diversi vista la loro storia. Se qualcosa avrebbe dovuto cambiare nella locomotiva che trainava il treno sarebbe dovuta avvenire nel nostro emisfero. Sta avvenendo ? In parte si ma in parte vi sono certi ostacoli enormi fatti da coloro che dettano legge che sono frapposti proprio da coloro che ne ricavano profitto,perchè sono gli stessi. Questa cosa deve emergere assolutamente ma invece tutta la descrizione di questo oggi o non ne parla o quando ne parla viene derisa dai media e lo sai perchè? Perchè tale riflessione porterebbe a definire semprepiù con precisione e chiarezza agli occhi del mondo chi ha remato nel passato per criteri di sviluppo capitalista oppure si è ribellato alle conseguenze che questo ha portato. Non mi sembra una cosa da nulla, bensi sia la cosa principale di questo problema.Forse arriveremo ad un punto di crisi generale che tutto questo gli uomini coscenti lo richiederanno con forza ed io me lo auguro.

  2. pscattoni scrive:

    Partiamo da assunti diversi. In interventi passati su questo blog ho cercato di spiegare perché a mio modesto avviso siamo di fronte ad una trasformazione globale ed epocale. citando fra l’altro l’impostazione di Jeremy Rifkin con la sua “economia dell’idrogeno”. Chi vivrà vedrà.

  3. carlo sacco scrive:

    Mi dispiace ma non sono d’accordo con la tua risposta perchè i paesi usciti dal colonialismo non possedevano nella realtà un pparato industriale tale da poter impensierire ecologicamente parlando il resto del mondo,tranne pochi come la Cina e l’India su cui pesano anche grandi responsabilità del potere inquinante. Ti volevo far presente che gli apparati industriali più importanti erano e sono tutt’ora quelli del americani e quelli europei paesi dell’est compresi e non quelli come i paesi africani che sollevat dalla povertà endemica che avevano e liberatisi dal colonialismo hanno-non tutti- ingranato la mmarcia e si sono sollevati. In pratca non hano una struttura industriale tutt’ora tale da rappresentare un pericolo di inquinamento come quella di Stati Uniti, Cina, India ed anche Europa. Che poi la politica statunitense sotto Trump in specialmodo persegua il liberismo sfrenato ed il ritorno ai combustibili fossili anche questo è un segno di chi sia che spinga sul pedale del profitto del ”tutto e subito” andando in tasca alla scienza. Si chiama capitalismo più brutale possibilev e purtroppo ancora oggi trova crescenti adepti in Europa specialmente con l’ascesa delle destre.Ti ricordoo che questo è avvenuto sotto lo sguardo indifferente del riformismo e cioè del fatto che procòlamava ”facciamo le riforme basta che non cambi nulla”.La memoria talvolta dovrebbe funzionare non a rate mensili. Il ritorno al nucleare ne è testimone.

  4. pscattoni scrive:

    Chi non aveva visto i limiti dello sviluppo? Semplice quei paesi che usciti da poco dal colonialismo che erano immersi nella miseria. Dal punto di vista ambientale seppur in grave ritardo oggi le condizioni sono diverse. Nel 2015 alla conferenza di Parigi sono stati 195 paesi ad essersi impegnati a tappe temporali precise per una drastica riduzione delle fonti alteranti il clima.

  5. carlo sacco scrive:

    E chi sarebbe stato colui il quale lo sviluppo non l’aveva visto ?Chi lo criticava perchè era un genere di sviluppo che ‘monco” privilegiava certi a scapito di altri o che lasciava altri indietro ?Gli anni ’60 e precisamente verso la fine furono gli anni nei quali prese piede la contestazione al sistema, proprio perchè lo sviluppo era marcato in certe aree del mondo mentre certe aree restavano arretrate,ma tutto questo era una prerogativa peculiare di quello sviluppo,soprattutto quello generato da politiche del riformismo fatto da governi centristi che per reggere richiedevano l’aiuto di partiti di sinistra,ed infatti per quanto riguarda l’italia il modello parlava di ”centro sinistra”già inaugurato da Fanfani nella seconda metà degli anni ’50 per erigere la diga, ma comunque sia modelli di sviluppo che avevano tenuto molto marginalmente conto di quei nomi che ho citato nel precedente intervento e soprattutto la conferma di questo è quella che se guardiamo alla critica del sistema economico fatta da quegli stessi nomi ma non solo da quelli,rivestiva una grande importanza negli studi delle università proprio perchè le contraddizioni del riformismo erano già evidenti ed avevano già prodotto i segni premonitori della stagflation che ci sarebbe stata negli anni ’70 che seguirono.A tal proposito ti ricordo che l’inflazione era arrivata al 23% annuo e che i titoli di stato rendevano il 17%-18% nei primi degli anni ’70. Questa è storia.

  6. pscattoni scrive:

    Uno dei motivi per cui il messaggio del modello non venne ascoltato fu la posizione critica di chi lo sviluppo non l’aveva visto. Poi l’atteggiamento di chi rimanda la decisione perché politicamente non vantaggiosa a breve, magari contestando i dati di base. Oggi si assiste a tendenze simili. C’è però una differenza.Oggi i dati sono molto più abbondanti e sicuri.
    C’è poi un dato che potrebbe vere un ruolo importante. La produzione di energia con fonti rinnovabili è meno costosa di quella prodotta sino ad ora e con impatto ambientale notevolmente inferiore.

  7. carlo sacco scrive:

    Quel libro che hai pubblicato al tempo lo divorai letteralmente.E’ rimasto pietra miliare della divulgazione sullo sviluppo soprattutto per il modello matematco creato dalla scuola di Boston.Da quel momento si sono dipanate scuole diverse che contestavano il modello ed altre che erano a favore.Ora tu dici che la ”politica preferì l’inerzia”ma io te ne chiedo il perchè che credo possa essere individuato nelle ragioni del cosidddetto”sviluppo capitalistico”che per storia,etica ed interventi dell’economia progetta e contiene in se i paletti a difesa del proprio sistema.Risiamo sempre lì caro Paolo alle considerazioni per cui arriviamo ai ”massimi sistemi”.E allora ti chiederei un po’ di memoria perchè è inutile guardare al presente se non si fanno i conti col passato.Non per dare lezioni da una cattedra ma tutta la modellistica post-keynesiana parla di modelli di sviluppo che debbano tener conto del sistema base da dove si parta per l’analisi e quest’ultima-quando tu dici che”purtroppo la politica”preferì l’inerzia cosa è se non uno dei limiti essenziali allo sviluppo per il fatto che era stata portata avanti da governi che avevano tenuto in disparte e li avevano considerati come nemici acerrimi i modelli di Baran,Bettelheim,Dobb,Frish-Kalecki,Magdoff,Sweezy ed anche aggiungerei il nostro Napoleoni e tanti altri ancora? Chi governava chi in Italia ed in Europa se non il modello riformista centrista? Il latte quindi chi l’ha versato ?

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