Il mondo dell’artigianato a Chiusi e dintorni. Una vecchia iniziativa da riproporre?

di Carlo Giulietti

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UN RICORDO DEL PASSATO, UNO SPUNTO PER IL FUTURO

Settembre 1967 – un portachiavi distribuito come gadget ai visitatori ricorda un evento interessante di quegli anni nel nostro paese: la “seconda Mostra della Produttività e del Turismo”.

Menrva (nome etrusco, poi Minerva con i romani), la dea che dovrebbe essere raffigurata nella medaglietta, era per gli Etruschi la protettrice delle arti, dell’artigianato e della conoscenza, oltre ad altro. Non a caso quindi era stata scelta a icona della manifestazione.

Non rammento per quanti anni sia andata avanti l’iniziativa, forse fino ai primi anni ’70, ma a quanto mi pareva, vista con gli occhi di un ragazzo, raccoglieva notevole interesse.

Mia moglie, che ancora ragazzina partecipò come hostess della mostra gestendo uno stand, ricorda che tra gli organizzatori doveva esserci anche il sig. Marcozzi, persona molto conosciuta a Chiusi in quel periodo

Potrebbe essere da riprendere in considerazione, adeguandola ai giorni odierni, ampliandone i contenuti e allargandola al territorio limitrofo.

Anche nel solo nostro ambito del paese ci sono alcune aziende MOLTO INTERESSANTI, che neppure molti di noi chiusini conosciamo e così per i paesi vicini.

Creargli una vetrina potrebbe essere utile a loro e alle prospettive dei nostri giovani, prima che lascino la zona per altre destinazioni cittadine, anche estere.

So che, tra l’altro, alcune di queste aziende hanno difficoltà a reperire personale di qualunque livello e questo ne condiziona anche lo sviluppo.

Mi permetto di citare come esempio: – la PLAN, sede a Chiusi e Città della Pieve, produce macchine automatizzate per elementi prefabbricati, un centinaio di dipendenti, una quarantina di paesi nel mondo per cui lavora –

Se ci allontaniamo verso Torrita possiamo trovare il Gruppo Cassioli che è un “player internazionale di riferimento nella progettazione e realizzazione di sistemi per la movimentazione e l’automazione industriale ad alta integrazione tecnologica”, 400 dipendenti, 5 sedi aziendali e 11 partner commerciali in ogni parte del mondo.

Il CEO di Cassioli USA, ad es, dovrebbe essere un giovane ingegnere di Chianciano

Non sono certo le uniche, ce ne sono in tutti i settori, dall’informatica (gruppo MEDIALAB, sempre come es), ai mobili, pelletteria e artigianato in genere, a tutte le nuove attività web, alle numerose importanti, collegate al TURISMO, al recupero e restauro auto e moto antiche, vivaismo e altro.

Il propietari di societa delle slot machine potrebbe essere il capofila di un gruppo di partner, da Città della Pieve a Torrita e ovviamente, interessando anche associazioni di categoria, banche e quant’altro.

Penso che potrebbe essere utile parlarne.

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11 risposte a Il mondo dell’artigianato a Chiusi e dintorni. Una vecchia iniziativa da riproporre?

  1. carlo sacco scrive:

    Mi chiedo perchè invece non si esamina e si studia qualcosa che esuli dal fatto delle mere dichiarazioni o pareri e si possa formalizzare una procedura da rispettare indirizzata a tutte le forze politiche del Comune ? Ma veramente crediamo che basti la fiera di Chiusi ormai residuo stantio di concezioni che hanno visto la luce almeno un ventennio fà ? Penso altresì che la prima prerogativa di tale passo se fosse concepito come tale debba essere fatta al di fuori delle strutture rappresentative ed organizzative che hanno visto la luce in quest anni e che sono convogliate fino ad oggi verso quello che abbiamo visto riproporre due volte all’anno la stessa Fiera di Chiusi e credo che servirebbe un organismo che possa funzionare al di fuori da tale incastellatura sempre concependo che questa nulla toglierebbe ai meriti individuali di coloro che tale fiera l’hanno pensata e creata ma proprio per questo dovrebbero rendersi conto che i tempi sono cambiati e che le innovazioni viaggiano su altri piani e su altre velocità invece che quelli sempre riproposti delle bancarelle 2 volte all’anno e contornate da realizzazioni espositive che li per li sembrano mostrare novità dei prodotti industrali messi in offerta ed in vista ma credo che poco o nulla ne possa conseguire da tali esposizioni anche perchè per le automobili esistono le concessionarie e se un consumatore è invogliato a comperarne una si rivolge poi direttamente alla fonte come tutti fanno.

  2. Carlo Giulietti scrive:

    Paolo, la tua preoccupazione, secondo me, può anche essere lasciata a quando si decidesse di promuovere l’iniziativa. Come detto, a sostenere una cosa del genere, secondo me, dovrebbe essere, con le alleanze che ho indicato, il nostro comune, (non la sola amministrazione perché sicuramente, dovrebbe e potrebbe trovare consensi trasversali).
    Un esponente di un gruppo di opposizione già nel commento precedente, mi pare si sia espresso positivamente.
    Comunque, di imprese importanti ne ho citate tre, alle quali ho aggiunto diversi settori che hanno decine di rappresentanze sul territorio. Territorio che potrebbe anche allargarsi alle importanti zone Umbre, comprendendo, sempre come esempio, la Val di Chiana, fino alla val di Nestore, e il Trasimeno, se lo volessero, e alla fine ci sarebbe solo l’imbarazzo della scelta.
    Le imprese principali, medio/grandi, che in realtà hanno superato il mondo artigianale, se partecipassero sarebbero il vertice della piramide espositiva con un ruolo molto significativo, ma intorno a loro il grosso degli espositori potrebbe essere composto dalla miriade di piccoli artigiani con i loro pezzi unici, con esperienze interattive, la moda, il gusto, l’agroalimentare e via dicendo. Che poi sono quelli che attraggono maggiormente il consenso, l’interesse, la curiosità della “massa” di pubblico di ogni età. Importante, unire all’esposizione anche la scoperta dei luoghi, dell’arte e della cultura e delle tradizioni, anche culinarie

  3. Paolo Scattoni scrive:

    Oltre alle due citate nel post di Carlo Giulietti c’è da scoprire quante nuove realtà imprenditoriali siano attive nel territorio con progetti innovativi. A me viene in mente la SICE di Roberto Rocchi che molto ha contribuito al settore del segnalamento ferroviario. Quante altre ce ne sono? Se non si fa questo lavoro la proposta della mostra è di difficile realizzazione.

  4. Luca Scaramelli scrive:

    Piccolo raggazzino ricordo anch’io la mostra annuale dell’artigianato. Come Carlo Giulietti la ricordo presso le scuole medie. L’idea di Carlo Giulietti è senz’altro interessante e anche se da quelle edizioni sono passati decenni non la considero una cosa superata, anzi utile ad una realtà asfittica come ormai è ridotta la nostra.

  5. Carlo Giulietti scrive:

    Paolo Scattoni esagera nei miei confronti, ma in effetti la scuola di Chiusi potrebbe essere utile partner in una iniziativa come questa. Come ho scritto nel post, soprattutto per fornire stimolo e indirizzo per i giovani del territorio, non necessariamente del solo istituto chiusino.
    Ormai diversi anni indietro organizzavamo convegni e corsi di formazione aperti ai tecnici e ai cittadini della zona, in collaborazione con aziende leader dei settori, su argomenti di interesse comune inerenti alla sicurezza negli impianti, la domotica e l’automazione (eravamo agli albori e per qualcuno fu un trampolino verso sviluppi aziendali e personali).
    Più recentemente, la sicurezza informatica, a seguire le nuove tecnologie a basso costo e infine i droni (credo la prima scuola in Italia a tenere corsi all’interno), i progetti di scienza di cittadinanza cui si riferisce Paolo, che ebbe il merito di accendere l’innesco di queste attività. Ma questa è solo un’appendice

  6. Carlo Giulietti scrive:

    Oltre che sul blog ho pubblicato un post, poco più sintetico, anche su Facebook, pure sul gruppo “sei di Chiusi se…” e veramente mi aspettavo che qualcuno commentasse ricordando che questa è l’epoca di internet dei social e compagnia cantando, un mondo virtuale dove non sono necessarie, o poco, mostre reali. Cosa alla quale, in realtà, avevo pensato anche io prima di scrivere.
    Però, sarà per il fatto che la mia scarsa attività e interazione sul social mi rende poco visibile, aggiunto al poco interesse che può aver suscitato in chi l’ha visto, non ho avuto nessun commento in questo senso.
    Quindi ringrazio Enzo S. per le sue osservazioni che in parte si avvicinano. In parte anche con ragione, però secondo me, il fatto che “siamo fuori dal mondo” dovrebbe essere un incentivo per cercare di rientrarci, non possiamo rassegnarci e rimanere immobili.
    Senza abusare del poco spazio concesso dal blog, aggiungo che fiere o mostre della produttività artigiana si svolgono tutti gli anni anche in piccoli centri. Nei dintorni mi vengono in mente Sorano, Bastia, Anghiari, forse altri.
    Ovviamente, vanno adattate alle produzioni della zona e arricchite con occasioni di incontri-dibattito (in cui, appunto, I PORTATORI DI INTERESSE PRIMARI, SECONDARI ED ESTERNI “RIESCANO A PARLARSI” A PARLARE AL TERRITORIO, ad es), di intrattenimento, magari con spazi per il gusto e inviino anche FORTI messaggi “virtuali”
    COMUNQUE IL MIO INVITO SAREBBE, SOPRATTUTTO, A PARLARNE, poi da “cosa nasce cosa”.

  7. pscattoni scrive:

    Carlo Giulietti è sicuramente il più titolato a scrivere sul rapporto scuola imprese. Anni fa durante un progetto di scienza di cittadinanza finanziato alla scuola dalla Regione Toscana per 15.000 euro rimasi positivamente sorpreso dalla capacità di giovani studenti di dominare tecnologie molto avanzate. Perché non se ne parla? Se non si semina non si raccoglie.

  8. enzo sorbera scrive:

    Quando si entra in questi ambiti si rischiano sempre delle banalità: quanto vediamo e conosciamo dall’esterno raramente corrisponde allo stato delle cose. Le iniziative di “mostra”, all’epoca, avevano più finalità: farsi conoscere dai possibili acquirenti e anche dai possibili partner per lavorazioni terze o in outsourcing (allora non si chiamavano così) o per attirare l’attenzione di produttori di semilavorati di componentistica da inglobare nel prodotto principale. Una vetrina di questo genere, oggi, qui da noi, temo che avrebbe poco senso (perché siamo, letteralmente, fuori dal mondo). Forse, sarebbe più interessante, per le varie aziende, avere una visibilità su scala nazionale o europea, dove probabilmente ci sono costi di “esposizione” che un raggruppamento potrebbe sostenere meglio rispetto alla singola realtà. Ma prioritario credo sarebbe capire se i vari protagonisti riescono a parlarsi e, se non lo fanno, perché. Parlarsi significa conoscersi reciprocamente e forse questo è proprio ciò che dovrebbe essere appurato e, nel caso, garantito. Un passo minimo, ma è l’iniziale, quello più difficile.

  9. carlo sacco scrive:

    C’è da precisare un ulterore cosa riguardo a quella manifestazione della quale oggi nessuno se ne ricorda più e che è passata agli annali ,ed è quella che appunto come ho già detto ha interessato una buona fascia produttiva delle aziende che erano sul territorio mentre oggi purtroppo assistiamo a manifestazioni come la Fiera di Chiusi che ormai si avvia a diventare vetusta dove accorrono sempre meno venditori, fra l’altro semprepiù caratterizzati al 70% dalla vendita della stessa natura di merce messa in vendita in bancarelle dove si vendono gli stessi generi,rappresentati solo in pratica o quasi esclusivamente da confezioni e calzature ? E’ possibile tutto questo anche se rappresenta un introito da parte del Comune per tasse di occupazione di suolo pubblico-fra l’altro credo in notevole calo rispetto agli anni scorsi- perchè queste per una somma di ragioni non sono più convenienti ai venditori ?Ci si vuole rendere conto si o no che viviamo in un mondo asfittico dove i parametri economici non sono più quelli di una volta e che la politica asfittica di chi regge le sorti di questo paese non riesce più ad essere il motore di una economia che fra poco esalerà l’ultimo respiro? E’ un giudizio esagerato il mio e fuori da ogni binario della realtà ?Spesso dalla politica ci si attende innovazione,fantasia e non anchilosatura ed incartapecorimento soprattutto per quanto riguardarda la flessibilità di decisione che si attende da chi decide.

  10. Carlo Giulietti scrive:

    Non saprei dire se le primissime edizioni della mostra si siano tenute negli edifici scolastici delle scuole elementari, i miei ricordi vanno a quelle edizioni che si svolsero nei locali delle, allora, nuovissime scuole medie, costruite nell’ex “campo della fiera”.
    Comunque Carlo Sacco aggiunge degli interessantissimi particolari e considerazioni a quanto ho scritto

  11. carlo sacco scrive:

    Ricordo benissimo tale manifestazione del 1967 perchè vi partecipò anche mio padre,mostrando una piccola parte dei suoi lavori su delle teche che si fece costruire appositamente per la mostra di diapositive di grande formato (13×18) che avevano all’interno le luci per far osservare le diapositive in trasparenza,immagini queste che riguardavano lavori da lui effettuati non solo per produzione di cartoline ma sopattutto per le aziende di cioccolato che avevano la loro sede in Svizzera come la Suchard,la Lindt,la Tobler ed altre che ogni tanto anch’io insieme a lui visitavo.Tale manifestazione ebbe abbastanza successo perchè vi parteciparono molte aziende chiusine e fu tenuta nei locali delle attuali scuole elementari e con precisione ancora più puntuale ricordo che essendo la prima edizione venne messo in risalto uno spaccato della potenzialità produttiva racchiusa nel territorio che suscitò una grande meraviglia dei visitatori.Il poter rinnovare tale iniziativa a distanza di più di mezzo secolo da quella data sarebbe certamente un fatto positivo per la conoscenza di quanto possa produrre il territorio non solo di Chiusi ma anche che possa interessare le propaggini dei territori circonvicini. Un tentativo forse di ripartenza di una economia che oggi tranne in poche realtà produttive risulta asfittica ed anche purtroppo avviata all’estinzione.Lanciare tale idea partecipativa dal nostro comune a quelli circonvicini sarebbe una cosa da fare.

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