di Paolo Scattoni
Ieri domenica 8 febbraio sono andato a trovare, su invito, amici nigeriani che avevano finalmente avuto la gioia di un tanto desiderato figlio. Quando ho ricevuto l’invito ho pensato al battesimo,che invece sarà a marzo presso la chiesa parrocchiale. Mi sbagliavo. Si trattava invece di una cerimonia laica della tradizione nigeriana della “assegnazione del nome” che spetta al capofamiglia.
Informato di ciò mi sono recato alla casa dell’amico. Era affollatissima tanto che non è bastato l’appartamento e molti dei convenuti hanno stazionato per strada via Manzoni.
Per me me stata una bella occasione per aggiornarmi sugli sviluppi familiari di quelli di cui avevo avuto conoscenza e a suo tempo cercato di dare una mano. Ho rivisto anche un amico che quando è arrivato aveva ancora i segni dei proiettili ricevuti durante una manifestazione per la regione degli Ibo. Era dovuto scappare e lasciare la fidanzata. Hanno aspettato per ben sei anni di “fidanzamento a distanza” senza mai vedersi dal vivo. Ora vivono a Chiusi e anche loro hanno da poco una bellissima bambina.
In questo periodo di propaganda indegna alle per la “re-immigrazione” mi chiedo invece se non si debba dare una possibilità, oltre al lavoro che svolgono bene, di una felice integrazione.
Mi chiedo se sia degno di un Paese civile far aspettare a questi figli nati in Italia per iniziare la procedura per il lungo processo di riconoscimento della cittadinanza. Gli immigrati sono tanti. Le questure sono ingolfate a causa delle complicazioni spesso inutili delle procedure. Che senso ha tutto questo?
Ma infatti è la domanda che si chiedono in molti se con tali disposizioni l’Italia possa essere annoverata nel contesto dei paesi civili. La risposta secondo me fin’ora è No,e all’interno di tale risposta c’è tutta la storia dell’italia che viene da lontano e che non è solo la storia del ‘900 ma è anche quella che è sempre stato un paese di fazioni,di mentalità della gente non aperta al mondo,anche se per condizioni di vita spesso i suoi abitanti sono dovuti emigrare in paesi lontani perchè in questa terra ”schiattavano” dalla miseria. E allora coloro che oggi insorgono per la presenza di gente diversa nei loro territori credo che farebbero bene a ripensare ai loro antenati che hanno avuto una vita tale da dover sopportare angherie ed emarginazione da parte degli stati dove erano emigrati. C’è chi dice che la politica curi tanto questi aspetti che riguardano il problema della cittadinanza poichè tali immigrati un domani potranno essere debitori ai partiti che hanno partorito leggi a loro favore con i voti che andranno ad immergere nelle urne elettorali e questo problema credo che esista e che non debba essere escluso aprioristicamente perchè la politica in tal senso oggi può utilizzare ogni aspetto per raccogliere consensi e quindi siamo in un campo molto ”sottile ed evanescente ma anche realistico che va dall’ipocrisia da ambo le parti alla negazione di aspetti che concernono i diritti di vite umane che devono essere rispettati.