di Enzo Sorbera
Il 29 maggio nel Duomo di Chiusi e il 30 maggio nella Collegiata di Sinalunga, con inizio alle ore 21 ed ingresso gratuito, potremo assistere al Concerto delle corali Mickleham Choral Society di Dorkin (UK) diretta da Juliet Hornby, Jacob Arcadelt di Chiusi diretta da Barbara Valdambrini ed Ensemble Flos Vocalis di Sinalunga diretta da Gianni Bagnoli. L’iniziativa è frutto della collaborazione (attiva già da qualche anno) tra Flos Vocalis e la Choral Society e che, dallo scorso anno, coinvolge anche la Arcadelt di Chiusi.
Questo appuntamento è solo un momento, seppur molto importante, di un più complessivo rapporto d’amicizia che si sta consolidando sempre più tra i nostri tre sodalizi. Il concerto vedrà impegnate le singole corali con brani del repertorio antico, moderno e contemporaneo per convergere poi nel tutti insieme dell’esecuzione integrale del Gloria di Vivaldi, vero e proprio punto culmine del concerto. Il Gloria RV 589 è sicuramente una delle pagine sacre più conosciute del musicista veneziano: l’organico canonico prevede un coro a quattro parti, due soprani, un contralto, oboe, tromba, archi e basso continuo. Il testo è organizzato in 12 sezioni che si alternano in una grande varietà di forme, di tempi, di ritmi, di tonalità e di voci: brani solistici nello stile dell’aria, strumenti concertanti, cori omofonici (c.d. tessitura a melodia accompagnata: nell’omofonia le voci subordinate non hanno un’autonomia ritmica e melodica pari alla voce principale), contrappunti, andamenti fugati, ritornelli nello stile del Concerto. Un ventaglio di trovate ed aspetti tecnici particolarmente ricco. L’unitarietà del lavoro viene garantita dalla ripresa, nel penultimo movimento, dello stesso tema iniziale, dando luogo ad una sorta di circolarità strutturale. L’ultimo movimento fa eccezione: il Cum sancto spiritu non è di Vivaldi ma è ripreso dal Gloria a due cori in Re magg. di Giovanni Maria Ruggieri, un’opera del 1708. Vivaldi lo ingloba quasi tal quale anche nel Gloria RV 588 ed è un modo di operare tipico dell’epoca, in cui si utilizzavano brani altrui in opere proprie. Si veda ad es. Bach che utilizza, nei suoi volumi di trascrizioni, vari concerti di autori italiani, tra cui il VI concerto della Stravaganza vivaldiana in BWV 975.
Questa ricchezza di varietà e l’inclusione dello stichio musicato da Ruggieri suggerisce che il Gloria di Vivaldi probabilmente aveva anche (se non principalmente) una funzione didattica: Vivaldi era il maestro di coro e di musica delle ragazze dell’Ospedale della Pietà.
Le vicissitudini (e le tante pagine perdute, tra cui un terzo Gloria) dei manoscritti vivaldiani non consentono di ipotizzare che il Gloria facesse parte di una più vasta Messa (come nel caso di Pergolesi, ad es.): la storia italiana (perché ne sono stati ritrovati anche a Dresda, ma erano opere che Vivaldi aveva venduto a Pisendel) di questi manoscritti, testimone dell’atavica incuria italica per il proprio patrimonio, è narrata da Sardelli nel suo “L’affare Vivaldi”. Dal ritrovamento a Casale Monferrato nel 1926, il Gloria fu eseguito per la prima volta a Siena, nella Chiesa di San Clemente in Santa Maria dei Servi, in occasione della settimana vivaldiana, il 20 settembre 1939: revisione e direzione d’orchestra di Alfredo Casella. Forse per smentire i suoi detrattori, la malalingua di Benedetto Marcello (Il Teatro alla Moda), il velenoso commento di Tartini, secondo cui, per le sue parti vocali, Vivaldi “si è sempre fatto fischiare” e del Goldoni (con cui pure aveva lavorato) per il quale il Prete Rosso era “eccellente suonatore di violino, ma compositore mediocre”, da allora, dal concerto senese, il Gloria non cessa di essere l’emblema dell’eccellenza musicale di Antonio Vivaldi. Per il nostro concerto utilizzeremo la revisione del Gloria operata da Gian Francesco Malipiero con organico orchestrale ridotto.
Vi aspettiamo.