Libri di testo, un’inutile spesa?

 di Paolo Scattoni

Si avvicina l’inizio del nuovo anno scolastico. Fra i tanti problemi della nostra scuola in questi giorni quello più sentito dalle famiglie, sopratutto degli studenti della secondaria, è l’acquisto dei libri di testo. Si tratta di un salasso che va dai 300 ai 400 euro; certamente non poco soprattutto in questi tempi di crisi. Ci si arrangia come si può. Molti cercano di ricorrere al mercato dell’usato, dove però si rischia di rimanere vittime del gioco degli editori che introducono modifiche marginali per rendere inservibili i libri usati.

Il governo Monti aveva introdotto il libro di testo digitale. Gli editori, però, ritardano sempre il passaggio adducendo scuse sulla difficoltà della conversione dal cartaceo al digitale.

In un mio post dell’anno scorso citavo l’inziativa di alcuni docenti di matematica che avevano scritto manuali per i primi due anni delle superiori che venivano messi a disposizione in rete.

Recentemente mi sono imbattutto sull’iniziativa del giovane dirigente scolastico del Majorana di Brindisi, Salvatore Giuliano (nessuna parentela con l’omonimo bandito) che è riuscito a far produrre ai suoi docenti gran parte dei testi per le prime due classi delle superiori.

l’iniziativa ha poi dato luogo a una rete di scuole denominata “book in progress“. C’è anche il Graziano da Chiusi, dove però non mi pare che di testi “gratuiti” ne siano stati prodotti né adottati quelli di altre scuole.

Tutto sommato l’dea del preside Giuliano non è così nuova. Il mio amico Stefano Tomassucci, docente di matematica (qualche volta presente anche sul blog) presso un istituto professionale di Roma,ha partecipato a una ricerca europea sull’insegnamento della matematica. Ha avuto modo di esaminare la scuola polacca che per la specifica materia è fra quelle con i migliori risultati in Europa (a differenza delle scuole italiane che navigano piuttosto in basso nella graduatoria). Ebbene in Polonia i libri di testo di matematica sono prodotti come nella scuola di Brindisi; segno che la qualità si può avere anche a poco.

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12 risposte a Libri di testo, un’inutile spesa?

  1. pscattoni scrive:

    Le argomentazioni sono interessanti e ovviamente non posso che accettare le argomentazione di chi di scuola media ha molta più esperienza di quanta non ne abbia io. Non trovo però risposta al mio quesito principale. C’è un’inziativa a lvello nazionale che ha reso possibile la redazione di libri di testo da parte delle stesse scuole:
    http://www.bookinprogress.it/
    Ho fatto una verifica e in effetti questi libri nei primi due anni costituiscono la quali totalità dei libri da editoria scolastica ufficiale. Ho verificato sul sito della scuola di brindisi che ha lanciato l’inziativa:
    http://www.majoranabrindisi.it/libri1314/prima_lic.pdf
    Fatta eccezione per i vocabolari, religione e storia dell’arte per il resto è tutto prodotto in casa. Sono dispense CARTACEE. perché non si può fare anche altrove? In alcuni paesi d’Europa si fa e la cosa non incide sulla qualità dell’insegnamento.

  2. carlo giulietti scrive:

    Premesso che io sono anni che non faccio acquistare il libro per il primo anno, devo confessare che non avevo mai sentito parlare di “Book in Progress”, in questi giorni non ho avuto tempo di approfondire e per l’appunto mi è sfuggita la trasmissione di Superquak in cui ne hanno parlato, però prometto che nei prossimi giorni mi informerò meglio e al primo collegio docenti dell’anno, tra pochi giorni, presenterò sicuramente l’opportunità per il prossimo anno scolastico.

  3. @Giulietti. Moltissimi anni fa, complici io e Pompili, fu tentata una specie di maxibiblioteca scolastica dove fossero raccolti, oltre alla normale lettura e consultazione, centinaia di libri ancora utilizzabilissimi provenienti dalle classi precedenti. Successe un putiferio! Sentii dire in collegio insegnanti che, almeno!, dovevano essere sterilizzati! E per fortuna che non c’erano ancora i nostri amici immigrati. Chissà come si sarebbero sentiti! O forse sarebbero stati meglio pensando che una affermata professoressa di Matematica riteneva che anche i Chiusini non fossero poi così puliti. Naturalmente tutto falli.

  4. Sentivo stamani a Radio24 che , visto che il costo IVA sul cartaceo è del 4% e sull’elettronico è del 21%, il risparmio sarebbe, ad andar bene, intorno al 15%. Con una lettura che secondo me (ma sono più vicino ai settanta che ai sessanta) non migliora affatto. Anzi! Se esisteranno mai generazioni che non conoscono il piacere del cartaceo, forse si potrà fare.

  5. pscattoni scrive:

    Scusate se intervengio di nuovo, ma a me pare che i commenti non rispondano a quello che ho cercato di scrivere. Nel post affermo che c’è un’esperienza in cui I DOCENTI SI SONO SCRITTI I LIBRI DI TESTO CHE HANNO SOSTITUITO QUELLI DEGLI EDITORI SCOLASTICI.

    Allora se si è fatto lì (Brindisi, ma anche Policoro e diverse altre scuole) lo si potrebbe fare dappertutto. Il ragionamento mi sembra assai semplice. Non lo si fa perché si pensa che se per decenni si è fatto altrimenti bisogna continuare su quella strada. Ma evidentemente se non si capisce vuol dire che non sono stato chiaro.

  6. carlo sacco scrive:

    No, non impera il conformismo Paolo, impera
    la ricerca di un profitto sulla pelle dei più,permesso da un sistema irrazionale che si serve di una politica irrazionale.E se è irrazionale per i più è razionale per pochi. E’ diverso,molto diverso.Non è conformismo….

  7. pscattoni scrive:

    Bene Carlo (Giulietti) posso anche ammettere che non tutti i docenti potrebbero essere aòll’altezza dei propri studenti che un tablet lo sanno usare bene. Il tema che io volevo porre è il costo dei libri. Ci sono scuole che riescono a produrre libri in casa. Si attrezzano con con una piccola copisteria interna e fanno risparmiare il 90%.
    C’è una speciulazione evidente che avvantaggia l’editoria scolastica. Faccio un esempio. La matematcia che si insegna nella scuola media superiore risale al più tardi al 17° secolo. Quanti esercizi saranno stati pensati da allora? Sarà o no possibile raccoglierli tutti e memtterli a disposizione in rete o in cd o in una pen drive? Diciamoci la verità fra ministero e classe docente il conformismo impera e le famiglie pagano il conto.

  8. carlo giulietti scrive:

    Immaginavo che il mio commento si prestasse a fraintendimenti, solo che quando si vuole fare in fretta e per di più essere brevi, a volte non si riesce ad essere anche chiari.
    Di fatto non sono assolutamente contrario all’innovazione, quando ancora internet a Chiusi lo avranno usato una decina di persone, io feci attivare un collegamento al Marconi, prima o tra le primissime scuole ad averlo e il pomeriggio, a volte, rimanevo a scuola a fare delle dimostrazioni ai miei allievi. Pensa però cosa sarebbe accaduto se in quel periodo, esemplifico per assurdo, visto che c’era internet e si poteva usare la posta elettronica, avessero disposto che le scuole non potevano più impiegare il fax, ma dovevano fare tutto per mail, (senza spese aggiuntive per la pubblica amministrazione, come dicono generalmente), lo hanno deciso adesso, a distanza di vent’anni e ancora, ancora…
    Il fatto di voler fare le cose senza essere preparati e per di più senza investimenti adeguati, è sempre un male e alla fine si ripercuote sui più deboli, l’esperienza dovrebbe insegnare (anche il digitale, grande innovazione, imposto a tutti, prima di essere organizzati, si vede come funziona).

  9. pscattoni scrive:

    Scusa Carlo (Giulietti), ma la tua argomentazione mi convince solo in parte. Mi ricorda quando alla metà degli anni ’80 si diffusero i personal computers. Un collega, un professore più anziano, figlio di cattedratico, affermò che lui aveva sempre scritto con la penna stilografica e così avrebbe continuato. Dopo meno di un anno dalla temeraria affermazione si convertì al digitale.
    Se hai un kindle (quegli aggeggi di Amazon che pesano un paio di etti, si trovano anche a 69 euro e possono contenere anche 2000 libri) vedrai che ci sono funzionalità che permettono la sottolineatura e gli appunti.
    Ma non era questo il vero punto del mio post. Ci sono scuole che i libri se li fanno in casa, abbattendo i costi anche del 90%, come in altri parti d’Europa, e le performance degli studenti non ne risentono. Anzi.

  10. Carlo Giulietti scrive:

    Sono quasi convinto che se fosse stato portato avanti il passaggio al digitale totale i problemi “tecnici” sarebbero stati molteplici e ci saremmo trovati in una situazione di confusione, come successo in varie precedenti esperienze in cui si è voluto fare il passo più lungo della gamba e senza una preventiva, adeguata preparazione.
    E credete che tutti gli insegnanti siano in grado di destreggiarsi con le moderne tecnologie?
    Se si vuol mandare la gente in pensione a settant’anni, bisogna mettere in conto anche questo!
    Penso che un’azione del genere vada predisposta gradualmente e valutandone le ricadute sugli studenti da vari punti di vista, non limitandoci solo a valutare il risparmio. Importante, certo, ma soluzioni per risparmiare ce ne potrebbero essere anche altre. Se agli editori si fa fare ciò che vogliono…
    E poi… vogliamo mettere la soddisfazione che tanti possono ottenere nello studiare su un libro di carta, le sottolineature, le evidenziazioni, non necessariamente nuovo. I libri potrebbero anche essere lasciati alla scuola dopo l’uso e non forzatamente essere rinnovati tutti gli anni, magari, digitali potrebbero essere le eventuali integrazioni o alcuni testi relativi a materie che meglio si prestano allo scopo, la Geografia ad esempio.

  11. In effetti sarebbe un’ottima iniziativa.
    Devo dire che una delle pochissime cose che ho apprezzato del governo Monti (forse l’unica) era l’introduzione del libro di testo digitale. Vedendo gli studenti supercarichi di zaini pesantissimi direi che sarebbe un’ottima alternativa ed anche il vantaggio economico non è da sottovalutare. Anche in campo professionale secondo me sarebbe utilissimo nonchè pratico, ma come scrive Paolo nel post, gli editori a quanto pare faticano a convertire i testi…

  12. carlo sacco scrive:

    In Italia siamo artefici a far passare le istanze delle categorie economiche e produttive ed a non far apparire sul mercato possibili alternative.E’ una forma mentis mediovale che spesso all’estero non hanno,non perchè vi siano docenti votati tutti quanti all’interesse ed al bene pubblico,ma perchè nell’evoluzione amministrativo-legislativa e delle disposizioni ministeriali ci zuppano e relazionano forze di supporto alla politica,quando non direttamente politiche,che non permettono il formarsi di questi nuove sperate possibilità.E siccome nulla più di questo è politico,viene fuori un guazzabuglio che ha la funzione di passare al setaccio le tasche degli utenti e di permettere ai produttori ed all’editoria di avere i loro attachès nelle stanze dove si decidono tali cose.Figuriamoci se tale mentalità non impera e determina risultati soprattutto in periodi di crisi come quelle che viviamo: l’interesse è il sostentamento dell’imprenditoria esistente,poi se il rapace ghermisce l’agnello sono c…. ‘ dell’agnello.Poi c’è certamente chi s’impegna e studia per produrre condizioni di maggiore accessibilità ad un uso diverso del prodottto finale,ma la stragrande maggioranza si accoda.E questo succede non perchè questi siano pecoroni ma quando politicamente mancano i supporti legislativi per attuare condizioni nuove e certamente più democratiche si dovrebbe da parte dei cittadini risalirne alle motivazioni.Ma questo è un lusso che l’Italia non si è mai permessa.

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