Quale lezione dalle elezioni amministrative?

 

di Paolo Scattoni

I risultati delle elezioni amministrative di ieri insegnano qualcosa anche a noi che non abbiamo votato? Posso solo commentare i risultati di Roma perché dopo venti anni che ci lavoro e un po’ la studio, qualcosa forse so.

Il primo dato da valutare è sicuramente quello dell’astensionismo: circa il 48%, praticamente un avente diritto su due non ha votato. Rispecchia sicuramente la tendenza nazionale degli ultimi anni, ma le dimensioni sono sicuramente preoccupanti. Chi e perché non ha votato? Difficile dire. Forse sono tante cause insieme. Una importante è sicuramente la cattiva gestione della amministrazione di Alemanno. Molti non sono andati perché critici verso Alemanno, ma non se la sono sentita di votare per altri partiti. Una seconda causa riguarda la crisi e la sfiducia che chiunque vada in Campidoglio non modificherà la propria situazione materiale. Infine il giudizio sulla “classe” politica in generale che ha dato, nel Lazio più che altrove, esempi non proprio edificanti.

Detto questo, emergono, però, alcune indicazioni interessanti. Ignazio Marino ha conseguito un risultato del tutto inaspettato alla vigilia: il 43% circa. Un notevole risultato visto che il maggiore partito che lo ha sostenuto e in cui milita, il PD, non passa proprio il suo miglior momento. Ho seguito nel tempo il percorso politico degli ultimi anni di Ignazio Marino. L’avevo convintamente votato alle primarie per l’elezione del segretario politico del PD. Quando è entrato in politica era uno dei più quotati chirurghi del trapianto. Ha lavorato in ospedali di importanza mondiale. Diciamo che fare il parlamentare ha rappresentato anche una perdita di reddito notevole e definitivamente. Non si ritorna a fare il chirurgo a quei livelli dopo essere rimasto fermo per anni. Ha lavorato bene in Parlamento sui problemi della sanità.

A Marino si è contrapposto un sindaco, Gianni Alemanno, che non ha ben governato il comune di Roma. Infine colpisce il dimezzamento dei 5Stelle della percentuale dei voti ottenuta appena pochi mesi fa alle politiche dal 26 al 14%. Che cosa è successo? Secondo me sono emerse le contraddizioni che non erano state evidenziate in precedenza perché il movimento e le sue regole erano largamente sconosciute. Ancora una volta il “pentastellati” non sono riusciti a selezionare una personalità di rilievo. E’ c’era già stato il tempo di verificare la pochezza della maggior parte degli eletti in Parlamento. Insomma la persona, soprattutto nelle elezioni amministrative, qualcosa vale.

Si provi allora a pensare alle nostre elezioni amministrative di due anni fa.

Che tipo di selezione c’è stata? Cosa è cresciuto da allora? Ci sono giovani emergenti? La politica disinteressata o interessata soprattutto alla coesione e alla partecipazione è più forte o più debole?

Non so se Marino riuscirà a vincere al ballottaggio. Lo spero. La sua figura potrebbe rappresentare per Roma una nuova tappa come quella di Argan tanti anni fa. E forse la prossima volta molti più romani andranno a votare.

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12 risposte a Quale lezione dalle elezioni amministrative?

  1. Caro Luciano, ti conosco da molti anni e conosco la tua profondita’ nell’ analizzare le cose della politica. Ma francamente mi sembra che ci siano alcuni elementi per poter criticare il M5S, individuabili anche senza bisogno di leggere Repubblica (leaderismo carismatico,poca trasparenza, poca democrazia interna,selezione di personale mediamente poco preparato, equiparazione di tutte le forze politiche etc. etc.). E poi considerare tutti gli altri nemici ( stampa italiana, partiti,sindacati) mi ricorda un vizio antico che non ha prodotto ottime cose. A me sembra che la reazione del M5S al risultato non esaltante delle amministrative dimostri che deve ancora abituarsi alla democrazia (che qualcuno diceva essere il peggiore dei sistemi politici, tranne tutti gli altri) e alle sconfitte. A queste, come sai, il PD e la sinistra in genere invece non riesce a resistere. Infine bisogna che Grillo si rassegni. Come ha scritto oggi Michele Serra nella sua Amaca quotidiana i tempi di maturazione dell’ Uomo Nuovo sono piu’ lunghi dei tre minuti che occorrono per cuocere un uovo alla coque.

  2. pscattoni scrive:

    Perché ripetersi? Una volta stabilito (e su questo siamo tutti d’accordo) che l’astensionismo è un fenomeno (assai preoccupante) in rapida progressione, nelle ultime elezioni amministrative a Roma, comparate alle ultime politiche, sembra aver colpito principalmente due paertiti: PdL e M5S.
    Per aver perso in numero di voti “soltanto” il 3% mentre gli altri sono andati su percentuali a due cifre vorrà pur dire qualcosa. Nessuno è contento dell’astensionismo, ma qualcuno dovrà pure preoccuparsi un po’ di più.
    Su Roma, poi, dato che all’interno del PD è stata fatta una subdola propaganda a perdere e quindi i voti andati verso l’astensionismo sono a mio avvuso assai più del 3%, qualche voto miserello dal M5S sarà pure arrivato. Ma lasciamo agli studiosi dei flussi fornire le loro analisi.

  3. luciano fiorani scrive:

    Se si vuol parlare di cose serie come i dati e i numeri è un conto se si vuol parlare di quello che dice Repubblica a me non interessa.
    Al pd non è tornato nemmeno un voto in più di quelli presi alle politiche o a Roma alle regionali.
    Marinio (che voterei al ballottaggio) ha perso un altro 3% rispetto alle regionali di aprile.
    Poi se uno è contento sono fatti suoi ma i numeri sono altri.

  4. pscattoni scrive:

    Forse semplifico troppo, ma a me pare che l’interpretazione sia abbastanza semplice. C’è una linea di tendenza verso l’assenteismo, accentuata negli ultimi tempi dalla crisi e dal degrado del sistema politico. Per un terzo dell’elettorato delle politiche questo disagio era ben interpretato dal movimento 5 stelle. Una buona parte di questi voti sono ritornati all’astensione o al PD. Elettori che alle amministrative non hanno condiviso il percorso del movimento di Grillo dopo le politiche.
    C’è anche da dire che quando si confrontano candidati bene indentificabili, come quelli a sindaco, allora la persona conta. Evidentemente il PD in molti casi ha saputo scegliere, come nel caso di Roma, buoni candidati o almeno non banali.

  5. luciano fiorani scrive:

    http://www.sconfini.eu/Politica/astensione-alta-vince-il-partito-dei-signorotti-locali.html
    Non mi sembrano considerazioni particolarmente acute e sofisticate ma sui grandi media nazionali non c’è traccia di questi argomenti.
    Aveva proprio ragione Ramonet: Informarsi stanca.

  6. Che la crescente disaffezione al voto sia un problema per tutti i partiti e i movimenti e’ fuor di dubbio. Che pero’ qualcuno avesse liquidato troppo in fretta Il PD (dirigenti ma anche elettori) e’ un altro dato di fatto. Il M5S paga a Roma per non aver avuto un candidato che fosse in grado di bucare il video” ma anche per aver commesso errori speculari a a quelli di Bersani nella conduzione della partita post elettorale. Io credo che una bella boccata possa essere utile e comunque queste sono le percentuali consone ad un movimento di opinione senza radicamento territoriale. Sul Centrodestra si puo’ solo dire che almeno per le comunali i cittadini si sono ricordati di come e’ stata governata la Citta’. Mi auguro che il tempo , non necessariamente breve, di durata del Governo Letta possa servire alla sinistra di governo ed a quella di opposizione per sperimentare prove tecniche di un’alleanza per il cambiamento candidata a guidare uno dei Paesi costituenti dell’ Europa.

  7. enzo sorbera scrive:

    Più che la causa, Alemanno mi pare l’effetto di un modo di intendere l’occupazione (in tutti i sensi del termine) della cosa pubblica. Purtroppo è in buona compagnia, volto in una folla di indistinguibili. Non si vota (più) per tanti motivi: l’ultimo, l’aula della Camera deserta in occasione del dibattito sulla violenza di Corigliano. Il bello è che domani si presenteranno in tv o su facebook a stracciarsi le vesti sull’ennesima vittima di violenza (per non parlare delle alleanze “pro nobis” con quelli con cui “manco morti”: infatti, si tratta di un gruppo di zombies). Ecco, questa “discrepanza” – diciamo così – tra il dire e il fare è all’origine della “disaffezione” – diciamo così – da parte dei cittadini. Usque tandem, Catilina…?

  8. luciano fiorani scrive:

    Nel voto di ieri ci si possono leggere tante cose ma una è indiscutibile: si accentua la frattura tra sovranità (cittadini) e rappresentanza (casta).
    Anche chi vince perde consensi, è una corsa in discesa.
    Se sia un bene o un male dipende dalle aspettative di ognuno ma il fatto è quello.

  9. pscattoni scrive:

    Che la diminuzione della partecipazione al voto sia un problema, e anche bello grosso, non ci piove.
    Che però in questa tornata elettorale la disaffezione abbia colpito più il centrodestra e il movimento di Grillo è altrettanto pacifico. Che poi, laddove il centrosinistra ha presentato persone credibili e capaci di indipendenza di giudizio è stato premiato dai risultati mi sembra evidente. Questa volta non si è verificato il caso della regione Lombardia dove un candidato prestigioso del centrosinistra è stato battuto da un arnese della vecchia politica della Lega. Un progresso.

  10. carlo sacco scrive:

    Simone, meditare su cosa ? Che meditino sul fatto che sono al Governo con Berlusconi, li c’è da meditare altro che.Ah già ma se glielo chiedi ti risponderebbero che era un passaggio obbligato.L’hanno fatto per l’Italia .Adesso il coro generale è tutto contro Grillo.A sentirli sembra che abbiano risolto con il crollo di Grillo, mica ragionano su quale percentuale di rappresentatività hanno nel paese ? Infatti hanno ragione da un certo punto di vista. Meno gente va a votare e meglio è per loro.E’ parecchio che la pensano così,mentre prende forma il discorso che occorra abituarsi a livello di partecipazione elettorale degli altri paesi europei.

  11. marco lorenzoni scrive:

    Appunto, consolarsi con la mancata esplosione dei grillini, come stanno facendo tanti commentatori in tv, mi pare fuorviante. A Roma ha votato solo il 52,9% degli elettori, il che vuol dire che il 47% è rimasto a casa e che alla fine gli astenuti sartanno il doppio di quello che vincerà… A Siena, nella ex città più rossa d’Italia, il Pd ha perso oltre 5.000 voti sugli 11.000 conquistati nel 2011. La metà. Una debacle anche se il candidato Pd dovesse vincere al ballottaggio. O no?

  12. Ormai è chiaro che il PD vince, laddove non viene rappresentato dalla nomenclatura tradizionale del partito e l’affermazione di Marino ne è la prova. A Siena nell’ultima settimana si sono susseguiti: Epifani, Renzi e Rossi, cioè i massimi esponenti che il partito potesse spendere; nonostante questo, abbiamo perso quasi SEIMILA voti……bisognerà meditare, che ne dite?

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