Una piccola vetrina a Chiusi Stazione

di Carlo Sacco

Nei giorni scorsi ho ricevuto una telefonata da parte di Elvio Del Buono proprietario dei locali dell’Associazione Ada.  Elvio è stato il consorte di Anna Rossi. Amministrando le sue proprietà vuole ricordare Anna con le sue vene artistiche e con i lavori ai quali essa stessa si dedicava.

Con la sua telefonata Elvio voleva poter variare l’esposizione della vetrina del suo negozio di via Leonardo da Vinci dove lui stesso aveva fatto una piccola esposizione di pitture ad olio-fra l’altro molto particolari –che ritraggono buoi e scene di natura agreste.

Si tratta di una vetrina esclusivamente da esposizione poiché le opere esposte non sono in vendita. Elvio mi ha pregato di fornirgli per almeno due mesi oggetti di natura fotografica da esporre in  quella piccola vetrina. Ho acconsentito, esponendo immagini ed oggetti provenienti dall’archivio dell’Associazione The Face of Asia che amministro.

Elvio è molto attivo e sensibile sul piano delle iniziative che hanno come tema l’arte e le sue celebrazioni, spero quindi che sia rimasto soddisfatto di questa mostra di opere ed oggettistica fotografica.

Accanto alle due o tre fotografie del mio archivio (la vetrina è molto piccola) ho anche esposto oggettista fotografica quali un mitico corpo nero di Nikon F Photomic risalente al 1965la cui tipologia è stata il punto di riferimento da parte di ogni

Horst Fass in Vietnam anni ’60

fotoreporter inviato a documentare la Guerra del Vietnam, ma anche altri conflitti di quegli anni.

Tale macchina è stata forse la più ritratta al collo di grandi reporter quali Larry Burrows, Henry Huet, Horst Faas , Kyoichi Sawada ,Dana Stone e tanti tanti altri. Un teleobbiettivo Nikkor Auto 200 mm f / 4 ne correda il corpo.

Per gli appassionati Nikonisti tale apparecchio è una celebrazione storica di quanto la tecnologia fotografica dell’epoca mettesse a disposizione del fotogiornalismo e della fotografia di reportage. Anche altre marche venivano utilizzate, ma il mercato preferiva quasi esclusivamente Nikon e Leica, poiché reputate le più affidabili.

Sulla macchina esposta si potrebbe citare una letteratura quasi interminabile su come sia stata usata in situazioni capaci di ripredere, il modo di come sia stata pensata costruttivamente e come sia stata corredata da una molteplicità di accessori  per adattarla a varie esigenze.

 

Nikon colpita da proiettile anni ’60

Una storia dunque modellata sul campo d’azione, dove emergevano le esigenze da soddisfare.

Il piccolo spazio espositivo della vetrina non consente una esposizione esaustiva, infatti vi sono esposti solo tre ingrandimenti di foto. Uno riguarda il ritratto di una donna di etnia Hmong il cui sguardo è stato fermato dalla macchina fotografica di sera fra le nebbie di Sapa (Vietnam) quasi al confine con la Cina.

Un’altra immagine riguarda appunto le mani di una donna Hmong dedita alla colorazione di stoffe e l’altra di fine ‘800 ritrae un folto gruppo di operai di una fabbrica birmana dove veniva imballato il riso.

Tali stampe sono tutte provenienti da negativi e stampate digitalmente su carta di cotone 100% con inchiostro a pigmenti di carbone, un procedimento abbastanza costoso su quei grandi formati.

Sono in mostra anche vecchie scatole di lastre Ferrania degli anni ’50 (la mitica marca che ha fatto la storia della fotografia in Italia) e una scatola di lastre ancora vergini per fotografie stereo dei primi del secolo con gelatina al bromuro d’argento costruita appositamente per essere impiegata in climi caldi da parte del Photo Studio di Saigon (Indocina Francese ). Una cassetta da fotografo in metallo ed un vecchio otturatore a lamelle anni ’20 completano la vetrina.

Nelle prossime settimane vedremo come effettuare una rotazione di altri oggetti interessanti da mettere in mostra, proprio per cercare di ravvivare l’aria di una strada di paese e per dare un modesto segno dell’esistenza anche di una natura di oggettistica esposta che si diversifichi da una serie infinita di altro, tutto spesso inesorabilmente della stessa natura merceologica.

Forse può servire anche indurre i passanti ad osservare che esistono anche altre cose fatte oggetto di mostra e che da queste si possa trarre un aria diversa ravvivando un luogo destinato alla fruizione pubblica.

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2 risposte a Una piccola vetrina a Chiusi Stazione

  1. marco lorenzoni scrive:

    Appunto… un esempio da valorizzare e da moltiplicare… (laddove possible, naturalmente).
    Quanto ala Nikon esposta e alla foto che ne ritrae un modello colpito da proiettile, mi piace ricordare una mostra allestita nel 2010 a Città della Pieve (Forum Cronache Italiane, organizzato da Primapagina) intitolata “Penne spezzate”. La mostra era dedicata ai giornalisti e fotoreporters caduti sul lavoro. Quella nikon sforacchiata (speriamo abbia almeno salvato a vita al suo proprietario), campeggiava sul manifesto…

  2. luciano fiorani scrive:

    Non conoscevo le motivazioni che stanno dietro all’allestimento ma ho avuto modo di commentare positivamente l’iniziativa perchè, pur non trattandosi di un “nuovo negozio”, è quanto meno un piccolo curioso contributo ad abbellire il centro dello scalo.
    A Chiusi città, oggi centro commerciale naturale, se solo si trovasse il modo di rendere piacevoli le tante desolate vetrine vuote di via Porsenna si farebbe, a mio parere, opera meritoria. Soprattutto ora che si va verso la stagione estiva che, bene o male, un po’ di turisti li porta sempre.

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