Le lezioni di Bettollini

78-renzi-bettollinidi Paolo Scattoni

Le ultime vicende sul Festival Orizzonti hanno lasciato interdette molte persone, me compreso. Il risvolto della medaglia è che da queste (per me assurde) vicende possiamo trarre qualche lezione.

La prima è quella che ci troviamo di fronte ad un autocrate. Da qualcuno è stata evocata la metafora del marchese del Grillo: “perché io so’ io….”. Il nostro sindaco non fa riferimento ad un’autorità dovuta al potere aristocratico come il marchese, quanto al consenso elettorale. Il nostro non riesce a comprendere che “noi è meglio”. Il processo della decisione pubblica è complesso e rinunciare a favorire l’espressione di una conoscenza diffusa e si circonda di pochi e fedeli collaboratori non sempre all’altezza. Il sindaco autocrate non riesce a capire che uno scarso rispetto istituzionale non è soltanto un danno alla forma, ma anche alla qualità dei processi decisionali.

Una seconda lezione riguarda una comprovata inattendibilità. Come si fa ad accorgersi all’ultimo momento di una situazione come quella del Festival Orizzonti dopo che se ne è occupato per anni come assessore al bilancio prima e come sindaco poi? Siamo sicuri che non gli sia sfuggito qualche altro piccolo dettaglio come le spese senza copertura delle ultime opere per il centro sportivo a Pania. Non è che come per il festival dovremo prendere atto di un altro disastro economico? Non è che poi dovremo prendere atto dell’effetto cumulativo sul sistema generale del bilancio. Un’altra lezione, ma questo lo avevamo sperimentato anche con molti altri amministratori del passato, c’è una resistenza passiva e attiva nel fornire tutti i dati dei quali si ha diritto di ottenere. Questo talvolta avviene anche per gli stessi consiglieri (vedi bilancio della fondazione Orizzonti). L’ultima lezione riguarda i danni della propaganda e il rifiuto dell’evidenza dei fatti. L’esempio più eclatante è quello del centro sportivo a Pania. Si è detto che sarebbe stato funzionante a maggio, ma anche a fine anno. Di qule anno? Ma su questo sarà opportuno tornare con norme alla mano. Ora la faremmo troppo lunga.

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6 risposte a Le lezioni di Bettollini

  1. luciano fiorani scrive:

    Qui il voto cattolico non è di opinione, è organizzato. La Misericordia, le contrade, le parrocchie, le varie associazioni…
    Il voto d’inerzia non è più quello genericamente “di sinistra” o ex comunista ma sta tutto in quei recipienti.
    Quanto alla massoneria, qui a Chiusi, oggi conta assai meno di prima, che già contava poco. Sono altri i circoli di riferimento.
    La banca, è chiaro che finito il boom edilizio abbia meno influenza, ma è pur sempre partner privilegiato e spesso unico di tutte le iniziative economiche e culturali dell’amministrazione.
    Quanto alle elites e le menti pensanti…i risultati sono sotto gli occhi di tutti ma gli “affarucci di bottega” sono sempre molto ben curati.

  2. pscattoni scrive:

    Ho l’impressione che il “blocco sociale” che individua Luciano (Fiorani) abbia perso molto potere negli ultimi tempi. Sicuramente la BCC fu determinante nel 1994 per l’elezione di Ciarini. Sono però passati più di vent’anni e quell’influenza (almeno nelle dimensioni di allora) non c’è più. La banca di oggi è appena l’ombra di quella di allora. Anche le professioni sono in declino, soprattutto nell’edilizia. Per quanto riguarda il mondo cattolico è difficile dire. Alle elezioni nazionali può spostare il 5%. Molto difficile da valutare per quelle locali.
    C’è infine la variabile “elites” che a Chiusi si sono tradizionalmente espresse tramite la massoneria. Anche qui i vecchi esponenti non hanno più l’influenza di una volta. Chi orienta ora? Non vedo in giro le menti di una volta.
    Secondo me il consenso di oggi è dovuto più a un moto d’inerzia che legato a un disegno specifico.

  3. luciano fiorani scrive:

    Quello che ha scritto Paolo (Scattoni) è di tale evidenza che solo qualche sprovveduto o qualcuno in malafede può contestarlo.
    Gli ultimi due sindaci, da perfetti “analfabeti politici” hanno finito di affossare questa città trascinandola pure nel ridicolo.
    Ma c’è un altro aspetto, fin qui taciuto o troppo sottovalutato, su cui si dovrà cominciare a ragionare con calma ma approfonditamente.
    Con gli ultimi due sindaci sono cambiati i riferimenti sociali e la sostanza della maggioranza. Il Pd a Chiusi ha cessato di vivere, anche formalmente, durante la diatriba Scaramelli-Ciarini per la successione a Ceccobao.
    Cosa è avvenuto dopo? Chi sono i grandi elettori di quelli che hanno amministrato la città in questi sette anni? E non parlo del popolo minuto che corre a votare quello che gli viene indicato o che batte le mani ad ogni comparsata ma l’area di riferimento culturale ed economica che esprime le linee della politica amministrativa, che viene nominata negli incarichi che l’amministrazione distribuisce; insomma quella che viene ascoltata?
    A me pare evidente che “il blocco sociale” su cui si regge questa amministrazione (e quella di Scaramelli) sia costituito da tre componenti: il mondo cattolico (con tutte le sue variegate declinazioni), il mondo delle professioni legate a filo doppio al comune e la banca locale (pur nelle procellose vicende dovute alla recente fusione).
    E’ evidente che il blocco sociale non porta solo voti ma determina anche gli orientamenti.

  4. Bonella Martinozzi scrive:

    Devo dire che il nostro amato Sindaco di lezioni ne da molte . Ci ha insegnato che rispettare la parola data è da sciocchi (voglio essere estremamente educata) , che si può non rispettare i regolamenti che noi stessi abbiamo scritto e approvato , art 14 N° 2 dello Statuto della Fondazione che recita “ I componenti nominati dal Comune di Chiusi nello svolgimento del proprio incarico saranno tenuti all’osservanza degli indirizzi del Consiglio Comunale” , ma forse pensa di essere lui da solo il Consiglio Comunale . Ci insegna che è l’ora di finirla con le buone maniere e il rispetto per le opposizioni specialmente se sono rappresentate da delle donne (il fatto che non ci chiami consigliere è molto eloquente). Ci ha insegnato che l’arroganza e la presunzione sono una marcia in più. Con molto piacere io NON farò tesoro di questi insegnamenti

  5. Luca Scaramelli scrive:

    Il consigliere regionale Stefano Scaramelli glorificava la fondazione come esempio virtuoso, esaltando la sinergia tra pubblico e privato, quando il bilancio già da anni segnava rosso per centinaia di migliaia di euro, non lo affermo io, chi non ci crede si veda questo filmato https://youtu.be/8C07SGYkeP8. Come si fa a fidarsi ancora di queste persone.

  6. Luca Scaramelli scrive:

    Paolo (Scattoni), da Consigliere Comunale, e soprattutto da cittadino, in tutta questa storia ho capito che la politica con le regole che conoscevo io non esiste più. Un aspetto fondamentale è quello delle responsabilità, anni di pessima gestione della fondazione non hanno un responsabile, chi adesso si erge a salvatore della patria e se ne vanta è colui che negli anni che il disastro prendeva forma era prima assessore al bilancio poi Sindaco, eppure parla come uno che sia arrivato a Chiusi da qualche giorno a salvarci dall’emergenza, ed è la stessa persona che in consiglio comunale il giorno 31 Marzo 2017 ha dichiarato di non essere a conoscenza dei dati del bilancio della fondazione 2017 quando invece ne aveva preso atto ufficialmente ben 18 giorni prima. L’altro aspetto ancora più inquietante è quello che si può dichiarare tutto e il contrario di tutto in poche settimane o addirittura in pochi giorni. Non più tardi di due mesi fa il Sindaco affermava che, il festival improvvisamente tagliato nei giorni scorsi, aveva convinto anche i cittadini più scettici, che era il fiore all’occhiello del nostro paese, che si apprestava a scalare la vetta dei festival a livello nazionale.

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