Chiusi: prima riconoscere il declino

di Paolo Scattoni

È da irresponsabili negare il declino del nostro comune. Se la crisi è di tutto il Paese, da noi è ancora più grave ed evidente. Basta leggere i trend degli ultimi anni, ma anche molti degli ultimi eventi lo testimoniano.

È per esempio di questi giorni il dibattito sulla fusione della locale BCC che segue quella, già da molti contestata, fra Chiusi e Montepulciano. Oggi molti si chiedono se seguire la tendenza a progressive fusioni sia la scelta giusta. Comunque la giustificazione dettata dalle pesanti sofferenze e crediti inesigibili è di per sé segnale di crisi.

Sono sotto gli occhi di tutti le cessioni di attività e fallimenti che hanno interessato imprese che venivano date per solide.

È ormai definitivamente tramontato un modello di sviluppo che ha caratterizzato l’economia di Chiusi dal dopoguerra fino agli anni ‘80. Ne sono venuti a mancare i due capisaldi: l’occupazione in ferrovia e il settore dell’edilizia. Per quanto riguarda le ferrovie l’innovazione tecnologica, ma anche la politica dell’azienda Ferrovie dello Stato hanno determinato il pesante ridimensionamento sia del deposito locomotive che del deposito personale viaggiante. La crisi dell’edilizia è sotto gli occhi di tutti, non si può più parlare di crisi congiunturale, ma è ormai definitiva. La chiusura di molte imprese ne è da tempo la prova. Per non parlare della chiusura di tanti esercizi commerciali che a Chiusi rappresentavano un polo commericale della zona.

Un segnale evidente del declino lo dà la recente vicenda della interdittiva per infiltrazioni mafiose per la ditta BMC di Vibo Valentia che avevo vinto l’appalto per la conclusione dei lavori del palazzetto a Pania. Il segnale di inquinamento delle nostre tradizioni è innegabile. In questo caso è ancora più inquietante come dopo un mese e mezzo dalla decisione della Prefettura di Catanzaro non si riesca a fornire uno straccio di informazione alla popolazione.

La stessa mancanza di informazione che per due anni ha riguardato il caso dell’impianto di carbonizzazione ACEA e ora quello della ristrutturazione del depuratore ex Bioecologia sempre su iniziativa ACEA.

È la stessa mancanza di informazione dell’abbandono, mai ufficializzato, del progetto di polo logistico finito con una strada abbandonata. Sono tutti segnali di declino.

Quello più certo ed evidente è la diminuzione della popolazione. Se a livello nazionale è stata una flessione dello 0,2% a livello locale è stata sette/otto volte tanto. In altre parole i comuni della zona, Chiusi Montepulciano in particolare, stanno indicando che le nostre zone segnano

una distanza sempre maggiore dai centri più grandi.

Da dove ripartire per un nuovo sviluppo?

Prima di tutto ripartire dalle grandi potenzialità espresse dal terzo settore di qualsiasi ispirazione. Oggi senza quei contributi sarebbe impossibile affrontare problemi sociali anche drammatici. Con queste forze c’è bisogno di avere un’interlocuzione.

C’è una scuola che deve rafforzare il suo prestigio e capacità di collegarsi al tessuto sociale e al nuovo modello di sviluppo che si va affermando che è quello dell’economia 4.0. Ci sono iniziative in corso come i corsi serali per il conseguimento della maturità professionale che molti ci invidiano e noi non sappiamo valorizzarle.

Inoltre la partecipazione popolare per l’acquisizione di informazione sul progetto di impianto di carbonizzazione di ACEA ha ampiamente dimostrato che esistono nel nostro tessuto sociale importanti competenze non utilizzate.

Per le forze progressiste, a Chiusi, questo è il principale banco di prova.

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5 risposte a Chiusi: prima riconoscere il declino

  1. roberto donatelli scrive:

    C’era un detto che andava, pressapoco, cosi: Buon comandante,ottimo equipaggio. Scarso, per non dire peggio.pessimo equipaggio . Ogni riferimento a Chiusi è puramente casuale.

  2. pscattoni scrive:

    X Luca Scaramelli. Il primo passo è quello di costruire un elenco di problemi. Poi strutturali in maniera omogenea e facile a comprendersi. Poi cercare le competenze. La vicenda carbonizzatore dimostra che ci sono. È fondamentale però far convergere la conoscenza comune con quella esperta.

  3. Luca Scaramelli scrive:

    Credo che il nodo fondamentale sia, come si afferma in una parte dell’articolo, ripartire dalle competenze, il problema è trovare il modo affinché le competenze possano essere maggioranza, non semplicemente maggioranza politica, ma maggioranza che possa costituire una nuova classe dirigente che con il proprio sapere possa tracciare la strada del futuro.

  4. pscattoni scrive:

    Non è qui la migliore sede per confronti ideologici e politici generali. La vera domanda secondo me è quella relativa alle possibili azioni da intraprendere e su quelle confrontarsi al di là della propaganda, una pratica di cui, purtroppo siamo fin troppo forniti.

  5. carlo sacco scrive:

    Dal momento che vengono tirate giustamente in ballo” le forze progressiste” occorrerebbe nel contempo riflettere che se il declino c’è stato ed è in essere,quelle forze progressiste così come sono state organizzate non corrispondono a bisogni della gente che le ha elette.Detto questo il prossimo passo dovrebbe essere quello di capire il perchè e dove tali forze si sono organizzate facendo mancare ciò che serviva e soprattutto con quale visione del futuro si siano organizzate.Questo è il punto deficitario secondo me,perchè in questi anni hanno espresso una piccola politica,si sono dette vicine alla gente ma in effetti il degrado che hanno espresso è sotto gli occhi di tutti. Senza un confronto deciso,schietto,leale ma serrato,queste forze così come sono risulteranno perdenti anche per il futuro.In pratica è soprattutto un problema culturale e politico degli addetti ai lavori che non fa altro che ripercuotersi fra la gente, fra la cittadinanza.Credo che qui siamo in presenza di un contesto di addetti che non ha ancora capito che procedendo come si è proceduto finora,il paese è in pasto a ciò che succede nei contesti più grandi,nei contesti regionali che risentono delle politiche nazionali,invece di poter affermare anche una sana diversità di vedute fra schieramenti,ma un intento comune alla collaborazione intelligente per il paese.Non a caso i contesti maggiori e più grandi assumono in se la visione che il pesce puzza dalla testa.

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