Luci e ombre dell’Inchiesta Pubblica. Ora una nuova fase.

di Paolo Scattoni

Ieri al teatro Mascagni si è tenuta l’ultima sessione dell’Inchiesta pubblica sull’impianto di carbonizzazione alle Biffe proposto da CEA. La relazione del presidente Franchi, come già ampiamente previsto, è stato un risultato dove, come in altri casi, le parti possono trovare quello che meglio aggrada loro. Luci ed ombre dunque.

Per i comitati le ombre sono state evidenziate da Romano Romanini, a partire dall’organizzazione del calendario. Franchi non ha neppure acconsentito ad uno slittamento di quattro giorni della terza sessione quando appena tre giorni prima ACEA si era fatta viva sottoponendo per la Conferenza dei servizi decine e decine di nuovi documenti.

Quello che più mi ha stupito comunque è stata la risposta che Franchi ha riservato all’osservazione nella seduta precedente all’ingegner Fulvio Santucci, che aveva riportato i risultati di una simulazione del modello diffusionale delle emissioni che si discosta di una percentuale dal 50% all’80% dal calcolo dai dati di ACEA. Ebbene Franchi si è assunto la responsabilità di dire che dai calcoli da lui fatti un discostamento c’è ma del tutto trascurabile. Nessun dato riportato, nessun confronto con il procedimento seguito da Santucci. Insomma ACEA avrebbe fatto un piccolo errore ma non un falso.

Fra gli elementi positivi dell’inchiesta c’è invece la memoria scritta complessiva archiviata e a disposizione di tutti.

Quando due anni fa costituito il “Comitato sul carbonizzatore” ci avrebbe fatto molto comodo fare riferimento ad un archivio di un’esperienza simile, ma non era disponibile. Ora invece c’è a beneficio di chi ne avesse bisogno.

Oltre al ritiro del progetto ci sono altri elementi positivi da sottolineare. Personalmente sono rimasto molto positivamente impressionato dalle due iniziative pubbliche di Assemblea giovani nate e organizzate autonomamente. Un’altra iniziativa positiva è stata l’attività di Chiusifield che ci ha insegnato quanto sia efficace l’ironia anche in situazioni critiche.

Ritengo, però, ancora più positivo l’emergere della necessità di cominciare a lavorare su una nuova strategia di sviluppo per le nostre zone al di là di chi teorizza conferenze di Versailles. È stato chiesto con forza dai partecipanti ai vari comitati ed anche da semplici cittadini e da imprenditori prestigiosi che operano nelle nostre zone nei settori del turismo e dell’agricoltura. Può iniziare allora una nuova fase di partecipazione, certamente meno affannosa, ma sicuramente gratificante se sapremo lavorare bene e al di là di ogni strumentalismo.

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