La fobia per lo straniero e la storia di Saba

DAxu-4tWAAIEwtedi Paolo Scattoni

Saba, ragazza eritrea minorenne, ha vissuto un’avventura simile a quella raccontata nell’episodio del libro Cuore “Dagli Appennini alle Ande”, con un risultato, però, del tutto opposto. Il ragazzino del romanzo dopo molte traversie ritrova la mamma, la ragazza eritrea arriva in Italia dopo passaggi ancora più drammatici  e si sente dire dal padre in Germania che non la può vedere perché ormai da molti anni ha un’altra famiglia della quale non aveva fatto sapere. Il nome della ragazza è di fantasia, la storia vedete voi. Saba vive uno dei più drammatici viaggi nel Mediterraneo, quella del cavo dal battello al gommone che si spezza e fa decine di morti. Alcuni dei sopravvissuti eritrei arrivano al commissariato di Chiusi. Mia moglie Tsigie viene chiamata ad aiutare con le traduzione delle testimonianze dal tigrino all’italiano. Vengono poi spostati in un albergo a Chianciano. Decidiamo quindi di andarli a trovare. Un paio di giorni dopo saranno già scappati per il nord Europa attraverso i soliti canali illegali. Rimarranno soltanto cinque ragazze, una in stato di avanzata gravidanza, che vengono ospitate presso un appartamento della parrocchia di Querce al Pino.

Nei giorni seguenti andiamo a trovrle spesso. È qui che incontriamo Saba. Anche se ha dichiarato di essere maggiorenne non ha più di 17 anni e ce lo confessa. È molto sveglia, molto curiosa, con noi viene volentieri a vedere cosa c’è fuori, compreso il centro commerciale. Lei e le sue compagne chiedono timorose se possono assistere, in disparte,  alle messe di don Emilio che sentono dall’appartamento in cuivivono, loro sono cristiano copte.

Le cinque vengono poi trasferite  in uno SPRAR in Calabria. Dopo poche settimane due scappano: la ragazza incinta e una sua amica. Arriveranno in Germania, dove ci avverrà  il parto. Altre due delle ragazze arriveranno poco dopo in Olanda. Saba rimane perché vuole fare tutto in maniera regolare. Contatta un parente in Svezia che la chiama e fra qualche giorno partirà da Roma. Con lei ci siamo sentiti spesso per telefono. Per la partenza ci ha detto che il bagaglio sarà leggero, ma ci tiene  dirci che si porterà sicuramente il libro che le ho regalato per augurarle un buon percorso nello studio dell’italiano, che ora parla abbastanza bene. Io, asino, neppure me lo ricordavo.

Che cosa possiamo ricavare da questa storia?

Prima di tutto che queste ondate di immigrazione di fatto sono solo di transito perché in un modo o nell’altro spesso si trova il modo di passare i nostri confini. La seconda lezione è quella che di queste persone sarebbe bene conoscerne le storie e forse si eviterebbero la retorica antimmigrati sempre più becera e strumentale. Infine se una persona come Saba fosse rimasta in Italia sarebbe stato per noi un peso o un vantaggio?

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10 risposte a La fobia per lo straniero e la storia di Saba

  1. enzo sorbera scrive:

    Vorrei richiamare l’attenzione sull’ultima “mossa” governativa che cerca di coinvolgere le Ong nella gestione dei “campi profughi”, quegli scandalosi campi di sterminio che sono sorti in Libia. L’articolo è di Salinari, il Presidente di Terres des Hommes e fa il punto anche della situazione
    https://ilmanifesto.it/collaboriamo-ma-alle-nostre-condizioni/

  2. enzo sorbera scrive:

    E’ tutto un esercizio a chi rilancia più in alto paure e fobie, incuranti persino del ridicolo. Sulla scintilla della paura del diverso soffia il vento di una politica imbelle, la quale vuole ignorare che, allo sviluppo dell’incendio, non avremo canadair da opporre. E non saranno i campi di concentramento che stiamo finanziando in Libia a contenere il problema: il flusso ha solo cambiato rotta.

  3. pscattoni scrive:

    Negli ultimi giorni abbiamo avuto grandi lezioni di biologia e medicina. Così la malaria diventa un virus arrivato con i barconi. Così alle lezioni sulle malattie portate dai barconi dei migranti ora si aggiunge anche questa perla.

  4. carlo sacco scrive:

    Appunto, ”i voti sono voti e non hanno odore”….. La multidimensionalità dell’accoglienza nasconde oltre alle istanze di humanitas che condivido anche quella conseguenza molto realistica usata dalla politica di dover usare soldi pubblici per cooperative od imprese che si interessano -è una parola brutta poichè fà pensare ad una merce- all’immagazzinamento degli uominie delle donne che sbarcano.E più sbarcano e più certe istituzione fruiscono di soldi pubblici e per loro è una manna guadagnare sulla pelle di diseredati che altrimenti pagherebbero con contratti registrati secondo le norme, per non parlare poi di ciò che arrivi nelle tasche di detti diseredati: la maggior parte delle volte 2-3 euro al giorno il resto va a dette organizzazioni permesse dalla legge a svolgere la loro funzione. Credo che la domanda da farsi sia:ma tutto questo flusso di denaro da chi viene amministrato, nelle tasche di chi finisce? Vediamo chi risponde.Non m’interessano i nomi o la natura di tali fruitori, mi interessano le parti politiche che detto giuoco permettono spandendo in lungo e largo l’humanitas della cui materializzazione in denaro sanno bene che arrivi ben poca cosa in tasca a detti profughi.Tutta questa massa di persone che fruiscono dell’accoglienza insieme alla futura normativa dello jus soli chi pensate che privilegi quando andrano a votare? O pensate che dette riforme siano casuali ed esenti da tali calcoli da parte della politica?

  5. Luca Scaramelli scrive:

    Facendo un giro per i vari giornali online della zona vedo che in questo periodo fanno molto notizia le feste popolari e tutta la fuffa collaterale, forse ci sarebbe bisogno di più bravi giornalisti per spostare l’attenzione su cose più serie e parlarne come si deve.

  6. roberto donatelli scrive:

    X Scaramelli. Nutro ancora speranze benchè ridotte al lumicino, basterebbe discutere sul perchè il mondo è diventato quello che è, e va sempre peggio. Le cause ci sono, ed anche evidenti, ma nessuno e dico nessuno sembra essere interessato a discuterne. Tutto quello che chiedo è di discutere su quelle che io considero la cause di tutto. Si discute di tutto e di più, perchè non mettere in ballo anche questo, per male che vada non è che caschi il mondo se si rivelassero ‘ bischerate ‘ . Forse il Blog potrebbe aiutare.

  7. pscattoni scrive:

    Purtroppo è una piaga molto più vecchia di quanto si possa pensare. Un tempo si notava di meno perché riguardava soprattutto rumeni e albanesi. Una quindicina di anni fa, per motivi familiari, cercavo un contratto di lavoro per taglio del bosco. Niente da fare perché la quasi totalità delle ditte impegava al nero e un contratto regolare poteva attrarre l’attenzione di chi controlla.
    Oggi però la situazione è peggiorata perché alla popolazione dalla pelle scura si addebitano cose che non stanno né in cielo né in terra. Proprio in questi giorni stiamo assistendo a una propaganda anti stranieri “perché portano le malattie”. Politici ignoranti o più probabilmente in malafede ci raccontano del “virus della malaria” che non esiste. È un parassita, si diffonde tramite zanzare anofele che se arrivano, arrivano tramite aereo e non tramite i barconi. Ma intanto tutto fa brodo e i voti sono voti, non hanno odore.

  8. Romano Romanini scrive:

    Luci e ombre su una situazione senz’altro non gestita, ma cavalcata da paure e interessi. Tutte le mattine, molto presto, passo davanti a piazza Garibaldi dove stazionano extracomunitari in attesa di andare a lavoro. Alcune volte mi è capitato di passare mentre arriva un pulmino (non sempre lo stesso) da cui scende qualcuno che ha l’aria di essere un capetto e che “sceglie coloro da far salire. Caporalato? non lo so ma senz’altro me lo ha ricordato moltissimo. Nella civilissima Toscana e di sinistra?
    Nessuno ne parla. A volte ho l’impressione che siano fantasmi trasparenti. Tutti passiamo e ci comportiamo come se non ci fossero. Ci scandalizziamo per uno spettacolo ma non abbiamo nulla da dire su un fenomeno quanto meno opaco. Di chi sono i pulmini che viaggiano, chi sono i capetti che reclutano, dove vanno gli extracomunitari, a fare cosa? Se vanno a lavorare per chi lavorano, quanto lavorano e quanto vengono pagati? Il lavoro è lavoro nero? La politica a cominciare dalla maggioranza non ha nulla da dire?

  9. pscattoni scrive:

    Si Luca (Scaramelli) siamo assediati dal razzismo strisciante. Occorre affrontarlo e non soltanto esorcizzarlo. Ricordavo un articolo su un’inziativa di Uidù. Partiamo con un rilettura (http://www.chiusiblog.it/?p=3309).
    Quella partita era una bella risposta. Purtroppo oggi dobbiamo aggiornarci perché la situazione in sei anni si è molto complicata. Occorre approfondire e capire come agire.

  10. Luca Scaramelli scrive:

    Grazie Paolo per questo racconto e per questo squarcio di luce nel buio del razzismo ormai diffuso. Negli anni passati a Perugia durante l’Università ho conosciuto ragazzi Iraniani, palestinesi, giordani, kurdi, oltre ad africani provenienti dalla Nigeria o dalla Costa d’Avorio, di loro mi porto ancora dopo trent’anni il ricordo delle loro storie e della “contaminazione” nel condividere esperienze di vario tipo, dallo studio alle cene internazionali. Dopo tanti anni mi manca l’incontro con quei mondi diversi e mi pesa, dopo aver sperato di poter vivere in una società aperta, sentire in giro la paura del diverso. Mi fa rabbia vedere come la cosiddetta informazione riesca a creare una triste guerra tra poveri, dove magari si ha più paura di un immigrato rispetto agli infiniti danni che fanno alle nostre vite rispettabili politici e sinceramente non nutro più grandi speranze di poter vivere in una società dove le differenze siano un valore.

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