Per iniziare a ripensare la Fondazioni Orizzonti

festivalorizzonti2014_3di Romano Romanini

Ripensare la Fondazione, il suo ruolo e soprattutto cosa vogliamo dalla “cultura” non è cosa da poter fare in una sera, figuriamoci con un post su un blog. Qui si possono solo enunciare alcuni principi di fondo. Volendo tratteggiare un percorso metodologico direi che si potrebbe ipotizzare nell’ordine:

  1. Le regole del gioco (per la Fondazione);
  2. Uno sguardo in casa (cosa c’è qui ed ora). Apertura di una sorta di “Albo Pretorio” in cui ciascuna Associazione/Gruppo che svolge attività culturali, di ricerca o formative presente sul territorio del Comune affigge un documento strutturato con cui si presenta (componenti, struttura associativa, forme di finanziamento, sede e luogo ove svolge le proprie attività ecc.), descrive il proprio campo di interesse e il modo in cui lo agisce, le attività fatte, quelle che ha in corso e i programmi futuri.
  3. Il migliore dei mondi possibili (Cosa vogliamo?). Forum aperto e tracciato con l’obbiettivo di raccogliere e selezionare idee e proposte;
  4. Best pratices, ovvero “vedere se e cosa hanno fatto gli altri” rispetto a ciò che vogliamo noi. Esperienze di successo, ovviamente. Non certo quelle del compagno Peppone;
  5.  Revisione del ciò che vogliamo e definizione degli obiettivi strategici.

I punti sopra sono solo i titoli di capitoli che devono essere scritti, ma che potrebbero essere corretti, cancellati, sostituiti o integrati. Diciamo che è solo una provocazione sul tema della trasparenza e della partecipazione che lancio sul tavolo convinto che ci siano persone di gran lunga più capaci di me con grandi professionalità che dovrebbero essere messe in condizione di poter effettivamente dare il loro contributo. E qui veniamo al primo punto: le regole del gioco.

Alcuni principi:

  1. Segregazione tra politica e Fondazione (pari dignità):
    1. Consiglio Comunale approva le linee di indirizzo e definisce gli obbietti strategici della Fondazione;
    2. Consiglio Comunale seleziona con procedura pubblica per curricula i candidati del Consiglio di Amministrazione e li nomina (durata tre + tre anni non revocabile a meno di dimissioni);
    3. Il CdA nomina il Presidente;
    4. Il CdA seleziona (con procedura pubblica per curricula) e nomina il Direttore Artistico;
  1. Dialogo tra politica e Fondazione (ognuno fa il suo)
    1. Il CdA predisposizione il Piano triennale (per anno e complessivo) comprensivo di business plan, obbietti, risultati attesi;
    2. Il Consiglio Comunale verifica la coerenza del Piano triennale con le linee di indirizzo e gli obbiettivi assegnati;
    3. Il CdA attua il Piano triennale per l’anno in corso;
    4. Il CdA rendiconta semestralmente al Consiglio Comunale l’avanzamento del piano annuale (triennale) sia sotto il profilo delle attività sia sotto quello economico indicando gli scostamenti rispetto al piano approvato;
  2. Promossi o bocciati (ti misuro):
    1. A fine triennio il CdA rendiconta al Consiglio Comunale l’attuazione del Piano triennale in termini di risultati ottenuti, equilibrio di bilancio (anche finanziario), obbiettivi raggiunti e scostamento rispetto a quelli programmati;
    2. Il Consiglio Comunale esamina il rendiconto e in base ai risultati ottenuti rispetto agli obbiettivi di piano approva o meno il rendiconto avendo facoltà di rinnovare per altri tre anni il CdA (secondo mandato) altrimenti a casa.
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5 risposte a Per iniziare a ripensare la Fondazioni Orizzonti

  1. Romano Romanini scrive:

    Giusto Paolo (Micciché). Noi stiamo parlando di strategie e metodi per immaginare una politica culturale, non la Cultura “tout court”. Penso anche che costruire proposte semplici e comprensibili potrebbe essere un buon lievito per alternative al triste MinuCulPop di matrice bettoliniana.

  2. PMicciche scrive:

    Mi pare che si tenda a rendere sinonimi il Festival Orizzonti, la Fondazione Orizzonti e la Politica culturale nella sua più vasta accezione. Sono invece cose diverse: la politica culturale spetta all’Istituzione politica, la gestione della Fondazione dovrebbe avere un ruolo più specifico e affidato a persone di comprovata esperienza (al di là dello stretto colore partitico) mentre il Festival è una manifestazione – sebbene importante – tra le tante.

  3. Giorgio Cioncoloni scrive:

    Escluso la lettera B del 1° punto, con cui concordo in pieno e che cercai di far introdurre nello statuto, senza successo, quella indicata da Romano Romanini era la strada che avrebbe dovuto percorrere la Fondazione Orizzonti d’Arte e fu il motivo per cui fu approvata in consiglio comunale a larga maggioranza.
    La buona impostazione poi si è scontrata con l’incapacità di realizzarla perché sono prevalse logiche clientelari e di misero potere politico che hanno portato ai risultati che oggi sono sotto gli occhi di tutti.
    E’ per questo che sostengo che non era sbagliata la forma gestionale ma che non sono state coinvolte le persone giuste per condurla perché, salvo qualche eccezione, e Silva Pompili è una di queste, è prevalsa la logica dell’appartenenza a quella della capacità e del merito.
    Con l’ultima modifica statutaria poi l’impostazione iniziale è stata completamente stravolta e quella che è stata la causa del fallimento viene proposta come elemento di rinascita.

  4. roberto donatelli scrive:

    Credo che non si sia inquadrato il vero problema di Orizzonti, che non a che fare con la ‘cultura’, ma con la scelta del luogo. Credo che le seguenti domande possano sintetizzare il problema, per come lo vedo io: perchè allestire un tale spettacolo in Piazza Duomo? Orizzonti è al corrente delle inevitabili negative conseguenze di questa scelta? E se si perchè continuare?
    ( parlare con le famiglie e gli abitanti di Chiusi per sapere)

  5. PMicciche scrive:

    Sarei voluto essere presente ma mi è stato davvero impossibile. Mi sembra però di capire che ne sia valsa comunque la pena e di questo mi rallegro. Solo una nota alla, per forza di cose, sintetica scansione di Romano Romanini.
    La Cultura è un po’ come l’Eros: si pianifica e si organizza male. Spesso sorge e si manifesta spontanea con la forza della “necessità” mentre il consolidato e il collaudato rischiano la routine e la maniera. La pianificazione e l’organizzazione servono al Turismo culturale, ai Festival o al supporto che si decide volta per volta per aiutare ad esprimersi alcuni gruppi locali (sempre parzialmente però…l’artista troppo sazio non ha mai funzionato)
    Insomma una cosa è la Cultura, un’altra la Politica culturale del territorio e un’altra ancora la gestione di alcune Manifestazioni specifiche.
    Forse non sono stato sufficientemente chiaro – vista la necessità di sintesi – ma almeno chi è del mestiere spero abbia inteso il senso.

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