La dimensione locale dell’innovazione tecnologica. Urgente parlarne.

innovazionedi Paolo Scattoni

È ormai evidente a tutti come in questi ultimi anni si stia consumando un mutamento drastico e talvolta drammatico a causa dello sviluppo tecnologico. È un processo che investe tutti i campi. La chiusura di molti negozi è dovuto all’ormai massiccio uso di INTERNET che permette di ordinare molti beni di consumo tramite Amazon o altre imprese dedicate al commercio a distanza. Ci sono molti altri settori che appaiono meno, ma che sono in procinto di andare incontro a mutamenti altrettanto drammatici. Si pensi ad esempio all’energia. Una delle innovazioni più importanti riguarderà prezzi e capacità per l’accumulo di energia. Già oggi si può prevedere che al 2020, praticamente subito, i prezzi delle batterie per l’accumulo dell’energia prodotta da fonti alternative sarà dimezzato. Non è più una follia pensare che tra qualche anno ci si possa disconnettere dalla rete elettrica con l’auto-produzione (inserto economia e finanza di Repubblica di oggi). Ma mutamenti altrettanto drastici possiamo pensarli in tutti i settori dai trasporti alla scuola.

Ma se queste sono le tendenze a livello generale, come possiamo immaginare strategie a livello locale? La nostra scuola e le nostre imprese sono preparate ad affrontare il cambiamento?

Come queste realtà possono dotarsi di strategie adeguate? Ci sono le condizioni per aprire un confronto sul tema? Potrebbero intanto esprimersi sul tema per capire se esistono spazi per un intervento pubblico. È però essenziale anche una larga partecipazione degli operatori interessati, ma anche la scuola e chi si occupa di cultura. Non è forse la cultura tecnologica importante? Chiusiblog come al solito è a disposizione.

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6 risposte a La dimensione locale dell’innovazione tecnologica. Urgente parlarne.

  1. Enzo Sorbera scrive:

    Margini per discutere ce ne sarebbero, eccome! Il problema però è evitare che tutto finisca in un esercizio retorico: il piano locale subisce la dimensione internazionale e non ha altra possibilità che la resistenza. Preso atto di questa dimensione “tragica”, possiamo però ipotizzare alcune linee di politica dell’innovazione. Intanto, puntare sull’esistente (scuola, gruppi, associazioni di studio, ecc.) e sulla valorizzazione delle competenze presenti nel territorio. Accesso a forme di credito o finanziamento a fondo perduto: ad es., un progetto presentato secondo certi criteri può accedere a forme di finanziamento che consentano la sua realizzazione, con momenti di valutazione sui risultati raggiunti e sul rispetto dei tempi programmati. Ovviamente, ci saranno budget prefissati e linee guida di ambiti finanziabili concordati con la scuola e l’imprenditoria presente nel territorio. Insomma, si può far molto anche con poco. Il limite è davvero la fantasia 🙂

  2. pscattoni scrive:

    D’accordo. Il problema che pongo, però, è come si traducono questi mutamenti a livello locale? C’è spazio per una politica coerente?

  3. Alberto Baessato scrive:

    Forse è giunto il momento di cambiare mentalità. Il sistema di vita 8-8-8, dove si produce 8h, si dorme 8h e si utilizza per il restante tempo per svolgere altre attività, è un modello che nel XXI secolo non ha più senso. Forse è giunto il momento di ripensare il modello di vita globale. Alla fine della del 1800 la rivoluzione industriale era stata salutata come l’affrancamento della schiavitù dalla terra. Purtroppo siamo passati da un tipo di schiavitù ad un altro. Che pur portando benessere, non ha mantenuto le promesse e ha reso l’uomo schiavo del prodotto e del consumismo da lui stesso creato. Nel Capitale di Marx si ipotizzava che il progresso ci avrebbe fatto lavorare meno per dedicare più tempo ad altre attività più edificanti. Con l’avvento dell’Europa era stata fatta la medesima promessa. Il risultato di tutto questo progresso è sotto gli occhi di tutti. Le recenti innovazioni tecnologiche nel campo dell’accumulo dell’energia, vedasi il Power Wall di Tesla, e la sempre maggiore attenzione verso sistemi di produzione di energia rinnovabile ci porteranno verso una progressiva autonomia energetica. La scuola ha un importante compito di traghettare le nuove generazioni verso questi nuovi modelli di vita. Non più produttori per consumatori ma innovatori per cambiatori di sistemi di vita.

  4. pscattoni scrive:

    Sono più di 40 anni che si dice e si scrive, ma oggi non c’è più trippa per gatti…..
    anche se c’è sempre la possibilità di qualche dannoso colpo di coda.

  5. luciano fiorani scrive:

    https://www.youtube.com/watch?v=MDRsW_bL7bo
    E’ di quarant’anni fa ma pare che parli della Chiusi di oggi.

  6. roberto donatelli scrive:

    ….cartello fuori dalla scuola elementare di Chiusi ‘Scuola promotrice di salute’.
    Credo che questo sia il pensiero della Scuola Italiana il chè vuol dire che per la cultura, tecnologica o altra, ci rivolgeremo agli ospedali!

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