Il ritrovamento del corpo della santa

di Fulvio Barni

Alcuni giorni dopo, gli incaricati del ritrovamento del corpo della santa, di primissima mattina, si riunirono nella Chiesa di Santa Mustiola, nella quale la notte precedente era stata portata l’attrezzatura necessaria per rompere un muro. Entrarono in chiesa e dopo aver posto fuori alcune guardie a custodia, chiusero dietro di se le porte. Prima di cominciare i lavori s’inginocchiarono davanti all’altare maggiore, implorando l’assistenza dello Spirito Santo e di tutta la Corte Celeste. Vennero tolte allora dal muro, che doveva essere demolito, delle pietre di marmo dove un’iscrizione incisa diceva che lì era conservato il corpo della Santa.

Gli operai cominciarono i lavori di abbattimento e dopo poco si trovarono davanti alcuni macigni e un grosso pezzo di calcestruzzo, che diede loro molto pensiero per la sua grossezza e peso. Fattisi animo, riuscirono a rimuoverli. Tolti questi ostacoli trovarono un sepolcro coperto da un grosso sasso. Sollevarono anche questo e alla loro vista apparve una cassa in terracotta ben composta, ornata da quattro pietre di marmo. La aprirono e la chiesa fu invasa da tanto buon odore che rese tutti contenti. Sotto un panno color brunello, c’erano le ossa del Corpo di Santa Mustiola, complete in tutte le loro parti.

Piangendo s’inginocchiarono, ringraziando l’Altissimo per aver loro fatta tanta grazia, nel fargli ritrovare un così gran tesoro. Furono subito avvisati di questo i cittadini, che tutti contenti corsero immediatamente a riverire la loro protettrice. E questo accadde il venticinquesimo giorno di maggio del 1474, sei ore dopo mezzogiorno. Fu pensato di non rimuovere questo sacro seppellimento dal luogo dove fu trovato e dietro la chiesa, per abbellire lo stesso, si costruì una piccola cappella sferica, secondo l’usanza architettonica dell’epoca. Ad essa si accedeva da due ingressi collaterali all’altare maggiore. Il sepolcro fu poi ornato da tre pietre di marmo nelle quali si leggevano, in lettere maiuscole latine, le parole di un epitaffio:

EGO HANASTASIVS DIAC: OPTVLI MARTIRI CRISTI,

HIC DILECTA DOMINO RECVBANS MUSTIOLA QVIESCIT,

CLARA  PARENTATVM CLARIOR ET MERITO. DEO GRATIAS

(Io Anastasio Diacono alla Martire di Cristo dedicai

Qui riposa adagiata Mustiola a Dio diletta

D’illustre sangue e di valor più chiara. E rendo grazie a Dio)

(ai piedi della sepoltura)

VIRTVTVM  GEMMIS ET MORVM FLORE VENVSTA

HANC IMITARE VELIS, SI BONVS ESSE CVPIS.

(Perché fu resa bella da gemme di virtù e dal fiore dei costumi

Voglia tu imitarla, se ad esser buono aspiri)

(nell’altra parte dell’Epistola)

SPARGE ROSAS, LECTOR, ET LILIA CANDIDA PONE,

ET RITE SACRVM SIC BENERARE LOCVM

(Spargi rose, o lettore, e candidi gigli poni

E venera come d’usanza un luogo così sacro)

(In quella della parte dell’Evangelio)

E’ molto probabile che queste lapidi fossero le stesse in cui il diacono Anastasio fece incidere l’epitaffio dedicato alla Santa. Collocate poi sulla tomba al momento del trasferimento del suo corpo, dalla catacomba sottostante alla basilica appena costruita. Oppure, addirittura delle copie, poiché riportavano gli stessi versi delle precedenti, sostituite forse, perché le vecchie erano state consumate dal calpestio dei fedeli nel corso dei secoli. Dal 1623 la basilica fu ridotta ad una navata soltanto e affidata ai frati minori osservanti di San Francesco che la officiavano.

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