di Paolo Scattoni
Invitato dal padre oggi ho assistito a un battesimo presso la chiesa parrocchiale dello Scalo. La piccola battezzata di nome Osanna è una bellissima bambina nigeriana che va ad integrare una piccola comunità abbastanza coesa e in mutamento. si chiama Osanna. Giorni fa un amico nigeriano mi ha dato la bella notizia dell’acquisto della casa. Il rateo del mutuo è inferiore all’affitto che ha sino ad ora pagato!!!
Ormai la percentuale dei residenti stranieri nel nostro comune si avvicina al 20%. Le provenienze sono varie. Quasi i la metà degli stranieri è rumena. Risiede qui da anni ed è bene integrata. A distanza le rimanenti nazionalità: albanese, tunisina, cinese, filippina ed altre.
Organizzazioni di volontariato e religiose hanno contribuito ad affrontare alcuni dei problemi di questo venti per cento della nostra popolazione, c’è però da capire se ne permangano.
La scuola è sicuramente uno dei nodi. Nella scuola primaria ci sono problemi con gli alunni che a casa non parlano italiano? La scuola secondaria riesce a soddisfare una domanda di qualificazione per le nostre imprese? Su questi punti sarebbe opportuno ci fossero risposte.
Un nodo non sciolto è la partecipazione civica che non può escludere una parte così consistente della popolazione. Gli stranieri comunitari potrebbero votare alle amministrative. Perché nessuno lo fa?
E’ tutto piuttosto semplice (spero che non sia cambiato niente rispetto a quanto ricordo). I cittadini di uno Stato dell’Unione Europea presenti stabilmente in Italia che intendano esercitare il diritto di voto in occasione delle elezioni comunali, devono presentare al sindaco del Comune una domanda per l’iscrizione nell’apposita lista elettorale aggiunta, relativa a tali consultazioni – istituita presso il Comune stesso – entro il quinto giorno successivo a quello dell’affissione del manifesto di convocazione dei comizi elettorali. Un’altra lista è prevista per partecipare alle Europee.
Nella domanda si devono dichiarare la cittadinanza; la residenza e l’indirizzo nello Stato di origine; la richiesta di iscrizione nell’anagrafe della popolazione residente nel comune.
Si rimane iscritti finché non si richiede la cancellazione (o intervengano fatti che impediscano il diritto al voto).
Converrà comunque consultare il sito del Ministero degli Interni (o i colleghi dell’Ufficio Anagrafe) per tutte le informazioni in merito.
Hai perfettamente ragione Enzo Sorbera quando dici che lo scoglio principale della partecipazione sia la crisi della politica.Spesso i cittadini da integrare provengono da aree dove la politica per la loro mentalità e soprattutto per la loro esperienza vissuta è sinonimo di intreccio con le mafie e quindi preferiscono rimanere in un limbo che li fà guardinghi.Pensiamo che abbiano tutti i torti quando pensano così oppure li consideriamo gente stolta?Crediamo che siano sciocchi quando pensano che i legami con la politica usino tutti i sistemi per coinvolgerli al voto ed alle promesse?Ecco la cosa essenziale per la quale se ne tengono distanti.Ed hanno ragione.Dobbiamo finirla di considerare queste problematiche esenti dal coinvolgimento del ”dò ut des”perchè così non è,perchè i poveri si allettano con le promesse e non con una chiara politica di integrazione purtroppo.Ed a questo concorono molti fattori quali il lavoro,facilità di avere una casa,accesso ai servizi per la famiglia e per la prole.E allora-siccome”accà nisciuno è fesso”,occorre usare dei distinguo perchè una cosa è la vera integrazione ed un altra-completamente un altra- è l’utilizzo che ne fà la politica di questi nuovi votanti.Ripeto:ci vogliono dei distinguo e le tante gatte sorde che ingrasssano gli ingranaggi di tali meccanismi sarebbe bene che considerassero che chi legge non è ripreso dalla piena o dall’azheimer e tali cose le comprende e le gatte sorde sono tante.
Grazie Enzo. Potresti descrivere in dettaglio le operazioni necessarie per il voto dei cittadini comunitari alle amministratve?
Auguri di cuore alla nuova arrivata. Sui motivi che spingono i cittadini residenti comunitari a disertare le urne, sebbene sia semplicissimo poter esercitare il diritto di voto, sarebbe opportuna una campagna di ascolto – che potrebbe organizzare lo stesso Comune -. La questione è spinosa perché l’istituzione viene spesso vista come un’entità misteriosa (quanti dei nostri stessi cittadini connazionali saprebbero dire a cosa “serve” il Comune o la Regione?) se non minacciosa. Temo però che uno degli scogli più impervi sia rappresentato proprio dalla crisi della politica, il suo essere distante dalla quotidianità dei cittadini. C’è anche la percezione dell’inutilità di una partecipazione che, comunque vada, non cambierebbe in niente la loro situazione. E’ lo stesso problema che accompagna l’astensionismo record da parte di chi non deve neanche affrontare il piccolo fastidio burocratico cui sarebbero costretti i comunitari. E, ancora, per chi potrebbero votare? Ascoltarli sarebbe già un modo per coinvolgerli.