di Paolo Scattoni
L’Europa ha deciso per una transizione ecologica. È una rivoluzione paragonabile a quella industriale dell’800/900- Un tale epocale mutamento non sembra essere adeguatamente percepito e ci si sofferma molto di più su alcuni aspetti negativi come la crisi di alcune storiche industrie automobilistiche come Stellantis e Wolswagen. La ricetta di tanti sembra essere quella di ritardare una trasformazione comunque inevitabile.
La transizione verde invece attraversa je grandi crisi nelle quali siamo immersi.
Prima di tutto l’energia. La transizione verde prevedela sostituzione delle fonti fossili con le rinnovabili.È ormai universalmente accettato che la crisi ambientale sia dovuta all’inquinamento da CO2. La lotta al riscaldamento globale è di lunghissima durata, ma non può essere rimandata.
Più immediati possono essere gli effetti sul mercato. Il prezzo dei combustibili fossili oggi può cambiare nell’arco della giornate e stare alle bizze di chi controlla il passaggio delle navi da punti geografici critici. Nella economia verde questo rischio è fortemente ridotto. Infine il trasporto di energia. La produzione dell’idrogeno cambierebbe fortemente il panorama del settore. Attualmente la Germania sta attuando un progetto di idrogenodotto lungo quasi 10.000 chilometri.
La ricerca sta lavorando alla diminuzione dei costi di produzione dove la ricerca italiana ha un ruolo di primo piano.
Come coniugare ciò che va maturando a livello europeo con le potenzialità locali? Si potrebbe replicare la Comunità Energia Rinnovabili già in corso a Siena.
Probabilmente si scoprirebbe che le potenzialità ci sono. A cominciare dai tetti dei capannoni di imprese ancora attive o dismesse. Ci sono gli edifici pubblici in zone non vincolate come le scuole elementari o private come la scuola delle suore a Chiusi Scalo. Un accordo con le FS potrebbe fornire tante superfici. Le tante si potrebbe continuare a lungo. Uno studio per capire quanto si potrebbe fare probabilmente non costerebbe molto.
La transizione verde solleciterebbe le capacità dell’imprenditoria locale.
La scuola locale sarebbe un supporto di competenze e idee.
Il mio scarso senso pratico può farmi passare per pretenzioso, ma un invito al confronto probabilmente me lo posso permettere.