Ospito volentieri questo intervento dell’architetto Maria Spina su chiusiblog. (P.Scattoni)
di Maria Spina
Questa mostra di immagini sul patrimonio architettonico e urbanistico della capitale somala è stata organizzata secondo il criterio delle passeggiate virtuali lungo gli itinerari/percorsi proposti dalle guide del Touring Club del secolo scorso (1929 e 1938). Grazie alla ricca documentazione fotografica e cartografica, prelevata in vari Archivi italiani (pubblici e privati), è stato possibile ri-costruire una storia di circa mille anni le cui tracce sono ancora visibili nei due quartieri medievali di Shingaani ed Hamarweyne. Sono stati selezionatiquattroitinerari principali:
1: Edifici della città medievale;
2: La città nei resoconti di viaggiatori e geografi (con scritti diYāqūt Abd Allāh al-Rūmī al-Hamawī; Muhammad Ibn Battuta; Vasco da Gama; Duarte Barbosa; Luigi Robecchi Bricchetti);
3: Spazi della modernità;
4: Attrezzature e infrastrutture urbane ed extraurbane
Costituita da 47 pannelli (in formato A2, con testi e didascalie nelle due lingue italiana e somala), la mostra (a cura di Maria Spina e Gabriella Restaino) è frutto del collegamento tra l’Università nazionale somala, l’Accademia delle Scienze della Cultura e delle Arti di Mogadiscio, Roma Tre, il Politecnico di Torino, l’Università di Bologna, la “Sapienza” di Roma, l’Università di Camerino e il Politecnico di Milano. Punto di forza della mostra, al fine di sollecitare le Autorità locali alla conservazione delle poche testimonianze residue, è stato il catalogo – in italiano, somalo e inglese – pubblicato con i fondi della locale sede AICS e distribuito a Mogadiscio a beneficio della cittadinanza.
Inaugurata una prima volta il 10 dicembre 2018, proprio nella sede del Municipio di Mogadiscio – alla presenza dell’allora Vice Ministra degli Affari Esteri Emanuela Del Re –, «Mogadiscio e la sua evoluzione storico-urbanistica: pagine di storia della città» è stata accolta l’anno successivo fra le mura dell’ex Convento del Colle dell’Annunziata di Ascoli Piceno, sede della Scuola di Architettura e Design dell’Università di Camerino. Successivamente è stata allestita al Porto Vecchio di Trieste (a maggio 2024) e nella sede della Biblioteca civica di Pordenone (a giugno 2025).
Se le città di Asmara, Rodi, Tripoli, Addis Abeba o Gondar sono state, in genere, le principali protagoniste dei testi di storia dell’architettura in terra d’Oltremare, Mogadiscio, che secondo la descrizione fatta da Vasco da Gama nel 1499, era una «grande città fortificata, con case di quattro o cinque piani, con grandi palazzi e molte moschee dai minareti cilindrici», ha avuto invece un ruolo del tutto secondario. Eppure gli Italiani vi sono rimasti sino al 1960 (cioè sino alla fine dell’Amministrazione fiduciaria prevista dalle Nazioni Unite) così come molti architetti e varie imprese hanno continuato a lavorare in questo Paese, sin quasi alla fine degli anni Ottanta!
Nonostante gran parte dei suoi monumenti siano oggi distrutti e molte opere d’arte siano state trafugate a causa della lunga guerra civile, Mogadiscio conserva ancora importanti memorie del suo millenario passato che meritano di essere salvaguardate e tramandate.