Il declino di Chiusi. Partire dalla realtà e non dai gossip

di Giorgio Cioncoloni

Mi scuso, in premessa, per la lunghezza della mia riflessione ma sono stanco dei post di poche righe. Creano solo equivoci e impediscono lo sviluppo di un serio ragionamento che invece vorrei stimolare tra chi avrà la pazienza di leggermi.

Seguendo le vicende politiche locali, che ormai, a causa della situazione sanitaria, si dipanano principalmente sul web, mi rendo conto di quanto la nostra comunità si sia culturalmente impoverita, con conseguenze pessime sulla vita socio-economica della nostra città.

Salvo qualche rara eccezione, non siamo più capaci di eseguire analisi complesse, fondate su dati approfonditi, ma tendiamo a semplificare ogni argomento, basandoci soprattutto su elementi superficiali, scaturiti più da sensazioni immediate che da ragionamenti.

L’utilizzo prevalente dei social media acuisce questo impoverimento perché impedisce un ragionamento profondo su ciò che leggiamo e scriviamo.

Chi, come me, è nato e vissuto a Chiusi, non può non rendersi conto della sua profonda decrescita economica, sociale e culturale avvenuta negli ultimi venti anni, escludendo, naturalmente, il periodo pandemico che stiamo vivendo.

Eravamo un centro di riferimento per l’intero territorio, in tutti i campi, e siamo diventati uno dei tanti comuni anonimi. Eppure, nei vari giudizi sulla bontà delle azioni amministrative, non sento tener conto di questa considerazione e quindi non riesco a comprendere su cosa si basino tali giudizi.

Sono come le opinioni degli appassionati di calcio, che difendono la squadra per cui tifano a prescindere dal suo effettivo valore e spesso per dare contro agli odiati tifosi delle squadre avversarie. Ma il destino di una comunità non può essere programmato seguendo il metodo di moda al Bar dello Sport

La situazione di Chiusi è sicuramente inserita in una crisi più generale che ha colpito l’Italia, per non parlare del mondo, ma qui non si è riusciti a mitigarla, come invece si è fatto in altre parti, anche del nostro territorio. Da noi la discesa è stata continua e inesorabile perché chi ha guidato la politica e l’amministrazione comunale non è stato capace di gestire le occasioni che si sono presentate e che avrebbero potuto invertire la tendenza, anche in maniera sostanziale.

Basta pensare, per citare solo le più importanti, al centro di interscambio merci, all’area produttiva delle Biffe, al recupero dell’area dell’ex fornace e all’utilizzo dell’area dell’ex centro carni.

Altri, minori, potrebbero essere elencati, ma questi sono quattro grandi progetti che avrebbero potuto risollevare le sorti della nostra città e che invece sono falliti per la manifesta incapacità degli amministratori comunali e dei politici che li hanno gestiti.

Allora quando parliamo di giudizi positivi sull’operato degli amministratori di che cosa parliamo?

Possibile che accettiamo qualsiasi affermazione, da chiunque ci venga propinata, senza interrogarci sulla sua validità e senza un’attenta verifica?

Possibile che abbiamo completamente perduto il senso critico, tanto da scambiare la gestione ordinaria della cosa pubblica per amministrazione illuminata?

La cura del verde pubblico, il rifacimento dei marciapiedi, l’asfaltatura delle strade, la realizzazione delle rotonde stradali e quant’altro sono senza dubbio opere meritorie a servizio dei cittadini, ma non sono che ordinaria manutenzione.

Forse mi è sfuggito qualcosa, e quindi sono pronto a essere smentito, ma quale intervento sostanziale è stato compiuto negli ultimi venti anni che abbia creato le premesse per dare un futuro migliore a Chiusi e ai suoi abitanti, tanto da poter dire che la città è stata ben amministrata?

Risparmiatemi, per favore, il tormentone sulle due fermate giornaliere dell’alta velocità.

E tutti gli ultimi sindaci, che hanno detto di amare profondamente Chiusi e che non avrebbero mai lasciato il “lavoro più bello del mondo”, e che poi, alla prima occasione, hanno abbandonato tutti e se ne sono andati, o ci hanno provato, senza nemmeno terminare il mandato, per seguire le proprie, legittime, ambizioni, sono da considerare dei buoni amministratori?

Per un serio dibattito sul futuro politico-amministrativo di Chiusi bisognerebbe partire dalla realtà dei fatti e non dal gossip. Occorrerebbe riportare gli individui a ragionare, invece che a fare il tifo e cercare di mettere insieme le forze migliori che, purtroppo, non sono rimaste molte, un po’ per la crisi sociale della città, un po’ a causa delle varie “rottamazioni” che hanno ottenuto lo scopo “voluto” di allontanare le persone dall’impegno civico, lasciando la cosa pubblica in mano a pochi “fedelissimi” che potessero garantire il mantenimento delle carriere.

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8 risposte a Il declino di Chiusi. Partire dalla realtà e non dai gossip

  1. Sofia Marzorati scrive:

    Bravissimo!!!! Aggiungo che è una desolazione vedere il paese, soprattutto il centro storico, totalmente privo dei servizi essenziali per la sopravvivenza e semi disabitato.

  2. Giorgio Cioncoloni scrive:

    Per quanto riguarda la trasformazione del partito comunista, sempre rispondendo a Enzo (Sorbera), non credo che il giudizio sulla situazione nazionale, che condivido, valga anche per Chiusi, dove non mi sembra di vedere “notabili che attribuiscono poteri e prerogative”, quanto sindaci che tali poteri se li sono attribuiti, nell’accondiscendenza di un partito ridotto all’impotenza dalla stagione della “rottamazione”, mirata a far fuori tutti i possibili ostacoli che potessero frapporsi al raggiungimento di un potere personale arrogante e prepotente, da cui il bene pubblico non ha tratto nessun giovamento.
    Anche se le premesse non mi sembrano positive, spero che a lungo andare il nuovo corso intrapreso porti a ritrovare una politica partecipata e un maggior coinvolgimento sulle decisioni, elementi che sono la base della nostra democrazia, sancita da una costituzione che viene regalata ai giovani come momento di propaganda ma che è sconosciuta a chi la dovrebbe applicare. Questo è anche il segno di una profonda ignoranza politica che porta a credere che chi è eletto dai cittadini possa fare quello che vuole, senza conoscere le basi minime del diritto amministrativo e senza riconoscere che quell’elezione è il risultato di un processo partecipativo a cui si deve portare rispetto e rimanere coerentemente fedeli.
    Mi auguro, infine, che queste idee e programmi quasi pronti, di cui Enzo (Sorbera) parla, possano essere oggetto di una più ampia e trasparente discussione.

  3. Giorgio Cioncoloni scrive:

    Sono d’accordo con Enzo (Sorbera) sul fatto che chi ha governato l’ha fatto “privilegiando la visibilità immediata dell’inaugurazione e il facile applauso conseguente” mentre invece “avrebbe potuto benissimo coniugare la visibilità con un piano di investimenti meno visibile ma di maggiore “resa” nel tempo”.
    Così come concordo che l’abbia fatto perché ha ereditato “scommesse e sfide” che però sono il segno di una profonda mancanza di buona cultura politico-amministrativa che, al contrario, dovrebbe insegnare che i buoni risultati per la comunità non si ottengono subito ma saranno riscossi dalle amministrazioni successive.
    Così è sempre stato nei momenti in cui l’interesse pubblico ha prevalso su quello delle singole carriere che, giustamente, erano la conseguenza dell’operato di buoni amministratori e non l’obiettivo primario da raggiungere ad ogni costo e con ogni mezzo da cattivi amministratori. E’ chiaro che se si cercano visibilità e consenso, per potersi accreditare all’opinione pubblica, allora bisogna essere sempre in prima pagina (ogni riferimento locale è puramente casuale) anche con operazioni insignificanti che vengono spacciate per memorabili.
    E qui gioca un ruolo fondamentale il senso critico perduto che non permette di distinguere l’ottimo dal mediocre.

  4. enzo sorbera scrive:

    Paolo, grazie per la fiducia. In generale preferisco lavorare in gruppo: mi stimola la fantasia e la creatività. Sono convinto che lo specialismo si deve misurare con un contesto, non può affidarsi al proprio intuito – ch’è necessariamente viziato di parzialità – e non può offrire “ricette”: finisce per fare il grillo parlante –rischiando di trasformarsi in “grullo parlante” 🙂 perché magari scambia per necessità quanto è un suo desiderio -. Per questo, sono sempre disponibile a incontri e confronti: perché mi arricchiscono e perché spero di poter dare in cambio almeno quanto prendo. Per cui, vediamoci (magari con gli altri del gruppo sperimentale dell’ultimo incontro – qualcuno mi ha chiesto di poter partecipare e quindi potremmo addirittura allargarlo) e scriviamo tutti insieme la “paginetta”. Sarà sicuramente più proficuo di un semplice esercizio di immaginazione di un solitario.

  5. Paolo Scattoni scrive:

    X Enzo Sorbera. Totalmente d’accordo quando affermi “piano di investimenti meno visibile ma di maggiore “resa” nel tempo (green economy, turismo lento, supporto alle imprese per l’evoluzione verso il 4.0, cittadinanza attiva, e tanto altro). ”
    Secondo me uno dei problemi è quello di poter comporre in un quadro coerente, ma allo stesso tempo variabile, le competenze che pure sul territorio esistono. Per esempio la tua. Saresti disponibile a scrivere una paginetta per quello che secondo te potrebbe essere un agenda digitale locale?

  6. enzo sorbera scrive:

    Tutto vero e noto da tempo quel che dice Giorgio e i due commenti. Vero è anche che l’amministrazione si è avvitata su stessa, sia perché ha ereditato “scommesse e sfide” (per usare un termine caro a qualche sindaco trascorso) che hanno tracciato un sentiero obbligato, sia perché si è privilegiato la visibilità immediata dell’inaugurazione e il facile applauso conseguente. Si è ignorato che si sarebbe benissimo potuto coniugare la visibilità con un piano di investimenti meno visibile ma di maggiore “resa” nel tempo (green economy, turismo lento, supporto alle imprese per l’evoluzione verso il 4.0, cittadinanza attiva, e tanto altro). La trasformazione del partito comunista in un oggetto postdemocristiano fatto di notabili ha finito per togliere orientamento strategico e politico ai sindaci che si sono visti attribuire poteri e prerogative che, in qualche caso, hanno dato alla testa. Preso atto di questo, occorre però lavorare in prospettiva. Ci sono idee e programmi quasi pronti. Vedremo che prospettive sapranno indicare e quanto saranno convincenti.

  7. Luca Scaramelli scrive:

    La finta rivoluzione avvenuta ad inizio anno 90, dopo Tangentopoli, e l’avvento di Berlusconi, portarono un cambiamento che ha condizionato la politica degli ultimi trent’anni. Non solo la caduta degli ideali ma con essa la caduta dei partiti come erano intesi tradizionalmente e la trasformazione dell’analisi e del pensiero in presa delle parti a prescindere, proprio come afferma Giorgio nel suo intervento, in modo simile a come si tifa a prescindere dai risultati per una squadra di calcio. Si aggiunga che in quegli anni la politica diventa anche personalizzazione delle posizioni, si parla di Fini, Berlusconi, Bossi, Occhetto e non più del Partito o della coalizzazione che rappresentano. L’impoverimento parte da lì e ce lo ritroviamo ancora oggi a condizionare l’attività di governo e amministrativa a livello locale. I cosiddetti social, ai giorni nostri, hanno poi dato il colpo di grazia finale, ormai tutto il dibattito è basato su comunicati di poche righe a cui si risponde , se va bene, con quattro parole, o nella maggior parte dei casi con un “mi piace”, senza la minima voglia o capacità di analisi. In questo modo siamo arrivati ad eleggere che credono che amministrare una città sia fare i lavori pubblici invece che programmare accuratamente il suo futuro.

  8. pscattoni scrive:

    La proposta di Giorgio (Cioncoloni) che non bisogna nascondersi dietro la retorica e invece trovare finalmente il coraggio di riconoscere la situazione di crisi, mi trova completamente d’accordo. Sei mesi fa ho scritto su chiusiblog su questo ( http://www.chiusiblog.it/?p=37128 ) e Giorgio in un articolato commento ha offerto un’interpretazione politica che oggi riprende.
    Forse sarebbe utile mettere uno dietro l’altro i tanti interventi, soprattutto su chiusiblog sono stati scritti a cominciare da quello sul dimensionamento del piano strutturale di dieci anni fa. Che tristezza dover sempre rimanere inascoltati (http://www.chiusiblog.it/?p=7004)

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