Orizzonti: un contributo alla trasparenza

trasparenzadi Paolo Scattoni

Questa mattina ho ricevuto questo messaggio da Agnese Mangiabene: “Ciao Paolo. Ho fatto questo documento (per conto di Possiamo NdA) per raffrontare il vecchio statuto orizzonti e quello proposto in consiglio mercoledì scorso. E’ un po’ lungo da pubblicare, però se vuoi prenderne qualche pezzo… vedi tu.”

Ecco io considero che Agnese abbia risposto a una domanda importante: ma insomma che cosa è stato effettivamente deliberato in Consiglio? Il dibattito è stato davvero incomprensibile per il pubblico presente e quello in downstreaming perché si faceva riferimento a una riunione dei capigruppo i cui contenuti non erano conosciuto se non dai consiglieri (probabilmente neppure tutti). Il lavoro fatto da Agnese poteva essere fatto e distribuito a cura della Giunta, ma non è stato fatto e il dibattito che si è svolto anche su chiusiblog ne ha sinora sofferto.

Credo che il contributo di Agnese abbia interpretato correttamente quello che molti di noi intendono per trasparenza. Sul concetto in generale e la funzione di questo blog in particolare. Ho pubblicato il lavoro svolto su un’apposita pagina del blog. Ora è a disposizione di tutti:

http://www.chiusiblog.it/?page_id=32565

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7 risposte a Orizzonti: un contributo alla trasparenza

  1. PMicciche scrive:

    Impiegare tante energie nel fare e disfare una Fondazione per un cittadina di nemmeno 10.000 abitanti, fra l’altro territorialmente non compatta, con i due centri maggiori, davvero assai differenti per caratteristiche fisiche e sociali, sia molto opinabile.
    A meno che non debba svolgere un ruolo e un’azione di larga portata e quindi innovativa, dotandosi di strumenti più appropriati. Altrimenti un’opzione più agile sarebbe stata nell’evidenza delle cose e in quel “fare” – che presuppone quindi anche concretezza – che sembra essere la bandiera dell’amministrazione e dei suoi più “sommi” ispiratori nazionali. Le Fondazioni Liriche italiane versano in uno stato sconsolante, licenziano e accumulano debiti, grazie al grande realismo e alla consolidata competenza di chi le ha guidate…

  2. Agnese Mangiabene scrive:

    Concordo sull’ambiguità e la confusione di alcuni punti dello statuto, ma penso sia un effetto voluto. Prendiamo ad esempio l’articolo 16: si afferma che il Direttore Generale “partecipa, senza diritto di voto, alle sedute del Consiglio di Amministrazione, salvo che per la natura dell’argomento trattato il Presidente disponga diversamente”. Vorrebbe dire che può votare ogniqualvolta il Presidente lo voglia?
    In questa confusione sarei curiosa di capire (come Paolo Miccichè) come si inserisce l’Assessorato alla Cultura e, soprattutto, quale sia l’identità da dare alla Fondazione.

  3. PMicciche scrive:

    …in fondo se lo si prende come una caccia al tesoro, tutto ciò ha anche il suo lato ludico…:) Allora, si cambia lo statuto della Fondazione per…? Ah si, mi pare di capire: per includere di più il mondo locale e implementare la dimensione internazionale (“intercontinentale” lo avrei trovavo più stimolante). O mi sbaglio?
    Suppongo in accordo con il Direttore artistico. Ci sono due possibilità: o lui è davvero d’accordo oppure mica tanto. Se non è d’accordo la cosa può essere foriera di guai; se è d’accordo, vuol dire che c’è una volontà espansiva, che presuppone più risorse e allora forse avere un Presidente forte sarebbe stata una buona idea. Ma comunque non sottilizziamo, vuoi vedere che Chiusi sta decollando verso alti destini
    e non ci dicono niente per farci una sorpresa? Come per il Palapania, perchè porsi delle domande prima; intanto si fa e poi, nel caso, si vede come usarlo, no?

  4. pscattoni scrive:

    Non so se a Chiusi gli alberi siano trattati peggio che nella media dei comuni italiani.Il problema del dibattito sulla cultura (alta o “bassa” che sia) ha bisogno di un minimo di metodo. Io all’iniziativa di consultazione del Comune c’ero. Non so se ho partecipato al tavolo sbagliato, ma non mi è parso che emergessero proposte di qualche rilievo.
    Una cosa che abbiamo capito è che l’azione di Orizzonti debba limitarsi a quelle che sono state definite “arti performative”. Anche su questo la linea non mi sembra così chiara. Qualcuno ha detto che l’impostazione di Cigni è chiara. Bene se è così qualcuno la spieghi bene e magari cominciamo a discutere su quella. È importante perché coinvolge rilevanti risorse pubbliche e dobbiamo quindi capire quanto tutto quello che si farà varrà le risorse impiegate.
    C’è poi anche da capire come affrontare “attività culturali’ che non sono nell’ambito Orizzonti possano essere considerate. Alla conferenza programmatica con Teodor Ariton avevamo portato una breve nota sulla cultura tecnologica che però non ha per ora avuto alcun riscontro.

  5. luciano fiorani scrive:

    Gli strumenti devono essere adatti ai fini.
    Qui siamo nella più totale confusione e ci si dibatte tra “cultura alta”, gruppi locali, livelli internazionali (pensa te!), rotoballe, buchi di bilancio da ripianare, incoming, più turisti per tutti, incuria degli spazi pubblici, tendoni nei campi, libri da tappezzeria, alzate di sipario sporadiche…
    Insomma a me pare che la Fondazione sia uno strumento inadatto alle dimensioni e alla realtà di Chiusi e sia servita finora a spendere un bel po’ di soldi per far baloccare poca gente contigua all’Amministrazione comunale.
    Una politica culturale commisurata alle risorse e alla realtà di questo paese è di la da venire.
    Mi diceva un’amica: in un paese in cui si trattano gli alberi come li trattano a Chiusi parlare di cultura più che ridicolo è inutile.

  6. pscattoni scrive:

    Il commento di Paolo (PMiccichè) è un intervento importante per diversi motivi. Innanzitutto era giustificata l’iniziale richiesta di chiarezza che non emergeva dalla discussione consiliare. In secondo luogo lo statuto rimane ambiguo (“ambiguabile” 🙂 ) per quanto riguarda i nuovi ruoli introdotti. Infine l’ambiguità rimane sulla definizione di progetto internazionale e allo stesso tempo la valorizzazione delle risorse locali.
    Io comunque rimango dell’opinione che riusciremo ad articolare meglio quando leggeremo il bilancio 2016 e le disponibilità VERE per il 2017.

  7. PMicciche scrive:

    Ho fatto una lettura veloce…mi pare che, grazie all’utilissimo contributo di Agnese, si deduca che ora lo Statuto riporti la Fondazione al vecchio CdA , prima che si passasse al Consiglio di Indirizzo. Vi è poi il “Sovrint…”no, vi è il Direttore Generale (che esiste anche nelle Fondazioni liriche ma con compiti che mi pare in parte diversi). Diciamo che l’impressione è che i ruoli siano tutti piuttosto ambigui o “ambiguabili”. Il Presidente è tale ma sembra che, al bisogno, possa far valere un livello decisionale più alto (“vi controllo e semmai intervengo direttamente senza dover passare da altri”); il Direttore Generale sembra abbia non solo poteri gestionali e amministrativi ma anche di controllo dell’attuazione degli scopi e il Direttore artistico…dovrebbe esserlo anche di una vasta azione spalmata nel tempo e nell’articolazione degli eventi, oltre al Festival Orizzonti. Dico “sembra” perchè certi articoli dello Statuto posso essere diversamente interpretati, quanto ad estensione delle funzioni.
    Alla fine le perplessità che avevo manifestato rimangono intatte. Ma davvero vogliono spaziare così tanto, aumentando la presenza dei gruppi locali e, allo stesso tempo, espandersi a livello internazionale? Con quali risorse? Con quai scopi, che non siano solo progettualità verbali? Se l’azione è così vasta, come si coordina poi con l’Assessorato alla Cultura? Come per il Palapania, chissà se nel raggio di 70 km hanno uno Statuto…più grande e più bello che pria :-).

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