Celestino

 di Gianfranco Barbanera

Dire Celestino e’ dire “logo di Chiusi”.

Tu gli dici “perché” e lui ti risponde

“Ci sono nato”.

  Celestino e’ vecchio, lento e sereno come questo specchio d’acqua nostrano, che forse per questo viene chiamato “chiaro”.

  Alto, scarno arriva in silenzio con i suoi anni appoggiato al bastone.

   Le anitre e i cigni lo considerano la loro “mamma” e non e’ un vezzo letterario, ma quanto risulta agli esperti di comportamento animale, i cosiddetti elogi.

   Arriva ogni giorno, alla stessa ora, con il suo secchio di pane bagnato, mais e avanzi delle cucine.

   Loro, gli acquatici, lo vedono ma non gli corrono incontro: continuano a giocare tra loro, fingendo d’ignorarlo.

   Sanno che lui e’ li’ e non se ne andrà. Amano la sua “presenza” e cercano di farla durare piu’ a lungo possibile, anche se la la fame li tenta.

   Il cigno nero, orgoglioso, naviga addirittura verso il lago, quasi per godersi il privilegio di essere “solo”…in presenza della mamma.

   Non lo senti arrivare, Celestino. appare

Tutte le creature del Chiaro lo avvertono col primo alito di vento

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4 risposte a Celestino

  1. Mi sono dimenticato di scrivere che, quando il gruppo di acquatici si è diviso, quelli rimasti hanno incrementato le loro ‘grida’ che sono ‘sparite’ quando il gruppo che si era allontanato si è messo a fare casino. Alessandro Magno, Annibale, etc…..ragazzini in confronto!

  2. ….Un giorno, mia moglie ed io, abbiamo osservato una ‘folla’ di acquatici che cercavano di andare da Celestino per l’ora del pranzo. La strada era sbarrata da un gruppetto di persone e ragazzini che non avevano capito che quelli erano li’ per andare a mangiare. Ad un tratto il gruppo di acquatici si è diviso, il grosso si è allontanato silenziosamente, sono usciti dall’acqua al ‘barchino’ e si sono diretti verso Celestino. Arrivati all’altezza del gruppo di persone si sono messi a fare baccano attraendo l’attenzione delle persone, dando cosi l’opportunità agli altri di raggiungere la ‘baracca’ di Celestino. All’improvviso indovinate che è spuntato dal nulla a fare guardia: lui il grande Ocio.

  3. carlo giulietti scrive:

    Leggendo il titolo del bell’articolo, anche se erano anni che non avevo più avuto modo di vedere il protagonista, me lo sono immaginato seduto nel piccolo porticato del “capanno” vicino alla sponda.
    Ogni volta che vado al lago dalla parte del Pesce d’oro mi pare che manchi una parte del suo paesaggio naturale, da quando manca la casetta dove solitamente si trovava Celestino e prima di lui l’altro signore di cui non ricordo il nome e dal quale, all’alba, si poteva acquistare una manciata di gamberetti per la pesca al “Reale”.
    Il fatto che Donatelli parli di “sfrattato” mi fa anche supporre che non ci sia neppure stato il trasferimento nell’edificio dell’associazione “Lenza Etrusca” come invece pensavo; ci saranno pure delle motivazioni, che io non conosco, per cui si è arrivati alla demolizione, ma almeno per me, è stato in ogni modo un peccato e immagino il dispiacere per il sig. “Celestino”.

  4. Non credo ci possa essere un miglior elogio di “Celestino”…….sfrattato dal Lago.

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